Il punto della settimana – L’impatto sul mercato del lavoro della 4° rivoluzione industriale

nov 13, 2017   //   by admin   //   Blog, News  //  No Comments

Di recente, la 11° Commissione Lavoro e Previdenza Sociale del Senato ha pubblicato uno studio sul tema del rapporto tra tecnologia e lavoro, che, per la sua importanza, riteniamo di portare alla Vostra attenzione, riportandone nel seguito una breve sintesi.

La nuova rivoluzione industriale è caratterizzata da tecnologie sempre più disponibili, a basso costo e destinate ad evolvere con ritmi e contenuti imprevedibili. Le conseguenze investono sia i modelli di business sia i processi produttivi, con nuove modalità di relazione con i consumatori ed i mercati, attraverso percorsi di coordinamento più efficienti, personalizzati ed immediati. La sua caratteristica è, dunque, l’integrazione tra processi fisici e tecnologie digitali con un rinnovamento dei modelli organizzativi.

Troppo spesso questo tema viene affrontato unicamente dal punto di vista delle novità tecnologiche, tralasciando l’enorme impatto sul mercato del lavoro. La precedente rivoluzione industriale ha visto la tecnologia affiancare l’uomo per migliorare e rendere più produttive le sue attività. Al contrario, Industria 4.0 non si limita ad affiancarsi ma, per talune attività, si sostituisce completamente all’uomo. Il cambiamento tecnologico, dunque, non appare affatto neutrale negli effetti che potrà avere sui rapporti sociali ed economici.

Il contesto economico-tecnologico internazionale

La definizione di Industria 4.0 nasce in Germania come un vero e proprio paradigma economico basato sull’utilizzo della rete Internet all’interno dei processi produttivi per ottimizzare l’integrazione e il coordinamento nel rapporto con i fornitori e, soprattutto, con i consumatori, in una costante connessione e interrelazione mediante la rete. La novità principale è quella di poter offrire prodotti personalizzati (mass customization) ad un prezzo che consente la vendita su ampi mercati. La caratteristica principale è quella della rottura dei confini, siano essi geografici, settoriali o le mura fisiche della stessa impresa; uno scenario di interconnessione che non riguarda unicamente il supporto della rete Internet, ma la possibilità di contatto tra spazi e mondi prima nettamente separati e distanti.

Gli impatti sul mercato del lavoro e lo scenario italiano

L’Italia affronta le novità tecnologiche con un mercato del lavoro nel quale, nonostante i recenti incrementi dell’occupazione segnalati dall’Istat, permangono criticità (tasso di occupazione tra i più bassi del continente, percentuale di inattivi molto alta, aumento dell’età media dei lavoratori, tassi di occupazione di giovani e donne nettamente inferiori rispetto alle medie europee). Ciò nonostante, il mercato del lavoro italiano offre uno scenario permeabile alla trasformazione, seppure con una tendenza a subirla piuttosto che a governarla, se è vero che la crescita degli occupati negli ultimi anni si concentra soprattutto in lavori a basso valore aggiunto e bassa produttività. Sono proprio i valori relativi alla produttività che rendono necessaria una transizione verso modelli produttivi in cui l’innovazione, espressa anche nella forma della digitalizzazione, possa contribuire a rendere più competitive le nostre imprese e più competenti i lavoratori.

Le conseguenze dell’innovazione tecnologica sul diritto del lavoro

La conseguenza più immediata degli sviluppi tecnologici di Industria 4.0 sarà la drastica riduzione dei costi di transazione, che consentirà in misura sempre maggiore:

- Un incontro più facile tra domanda e offerta di servizi, con la possibilità per i lavoratori di offrirli direttamente senza la necessità di un imprenditore che ne organizzi la commercializzazione;

- Una destrutturazione delle forme di protezione del lavoro tradizionali e un coordinamento più facile di ogni prestazione lavorativa individuale con il resto dell’organizzazione aziendale;

- La liberazione della prestazione lavorativa dal vincolo dell’orario di lavoro, che tuttavia rischia di determinare un’erosione della disciplina relativa al tempo massimo di lavoro;

- Una più immediata e penetrante visibilità dei diversi livelli di produttività individuali con la conseguenza dell’esposizione dei lavoratori ad uno stress da esame più intenso;

- Un ritmo più rapido di obsolescenza delle tecniche applicate, dei materiali e degli stessi prodotti, che rende indispensabile la formazione e la riqualificazione permanente del lavoratore;

- Una più intensa concorrenza tra lavoratori.

Uno dei maggiori impatti della 4° rivoluzione industriale sul mercato del lavoro sarà quello relativo ai nuovi fabbisogni di competenze. I lavoratori dovranno effettuare momenti di riqualificazione professionale ad ogni età per essere in grado di governare processi in continua evoluzione. Il concetto di invecchiamento attivo sarà considerato come la possibilità, mediante la tecnologia ed un approccio che cominci ben prima dell’età matura, di continuare nella crescita personale con l’acquisizione di nuove competenze e la possibilità di mettere al servizio delle nuove generazioni l’insostituibile valore dell’esperienza. Il riferimento è sia alle competenze di tipo tecnico-specialistico sia alle competenze trasversali (soft skills) che possono consentire ai lavoratori un miglior approccio a scenari mutevoli e complessi, inclusa l’attitudine all’autoimprenditorialità. In questa prospettiva, il sistema educativo assumerà un ruolo rilevante, non tanto verso i contingenti fabbisogni delle imprese, quanto verso la continua impiegabilità in un mercato del lavoro caratterizzato da mutazioni veloci e imprevedibili.

Le catene del valore globali sono oggi la normalità nella gestione dei modelli di business delle imprese moderne. Allo stesso tempo, la tecnologia consente anche alle piccole imprese di ampliare i propri mercati grazie alle potenzialità della rete. Sia le grandi sia le piccole imprese innovative richiedono di collocarsi in contesti ad alta disponibilità di infrastrutture e di lavoratori dalle elevate competenze. Risulta una sfida fondamentale sviluppare le città perché queste diventino attrattori di talenti e, al tempo stesso, monitorare con attenzione quegli ambiti territoriali che, in una prima fase, potrebbero scontare la fuga di cervelli e capitali verso gli hub.

Ma la dimensione geografica può essere inquadrata anche sotto una diversa prospettiva. Sempre più, infatti, il mondo del lavoro e delle professioni è caratterizzato da un universo in espansione di nuovi lavori, molto diversi tra loro e spesso dalla difficile definizione e comprensione. Accogliere questi lavori, garantendo un contesto entro il quale possano svilupparsi, è oggi fondamentale ed è la prima risposta a chi paventa la fine del lavoro su base tecnologica. Questa potrebbe avvenire unicamente a fronte di ostacoli all’affermazione di lavori nuovi.

In conclusione, il progresso tecnologico non avrà negli anni a venire, come non ha mai avuto negli ultimi due secoli segnati da un progresso tecnologico continuo, il potere di rendere definitivamente inutile il lavoro umano. Se sapremo valorizzarlo, continuerà ad avere campi amplissimi nei quali esprimersi, rispondendo a esigenze vitali delle persone e della società. E sarà la stessa disponibilità di lavoro umano generata dalla scomparsa dei vecchi mestieri a stimolare la capacità di inventarne di nuovi.

L’avvento della robotica e dell’intelligenza artificiale pone a rischio di sostituzione non più soltanto i mestieri di basso contenuto professionale, bensì anche quelli di contenuto elevato. Questo è il motivo per cui è indispensabile un drastico miglioramento dell’efficienza dei servizi di istruzione, di orientamento e di formazione professionale affinché insegnino ad imparare sempre.

Lo Studio rimane a disposizione per eventuali chiarimenti.

Cordiali saluti.

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