CONSULENTIA | Fatturazione elettronica: domande e risposte

nov 22, 2018   //   by admin   //   Consulentia  //  No Comments

Il QRCode: che cos’è, a che cosa serve e come si genera
Il QRCode è un codice bidimensionale contenente il numero di Partita IVA, i dati anagrafici e l’indirizzo telematico (PEC o Codice Destinatario) prescelto per la ricezione delle fatture elettroniche e preventivamente registrato presso il Sistema di Interscambio.
Rappresenta una sorta di “biglietto da visita” per i titolari di Partita IVA al pari del codice fiscale per i privati, che potrà essere portato con sé o sullo smartphone sotto forma di immagine oppure su carta. Mostrandolo al fornitore al momento dell’acquisto di beni o di servizi, quest’ultimo potrà acquisire rapidamente tutti i dati necessari per la fatturazione (numero di Partita IVA del cliente, i suoi dati anagrafici e il suo indirizzo telematico), evitando errori e disguidi di indirizzamento.
Il QRCode può essere generato direttamente dall’operatore IVA o da un suo intermediario delegato accedendo all’area riservata del portale “Fatture e Corrispettivi” sul sito Internet dell’Agenzia delle Entrate, che è parte del servizio telematico Fisconline.

Quali documenti rimarranno cartacei nonostante l’avvento della fatturazione elettronica?
Dal 1° gennaio 2019, tutte le fatture, a seguito di cessioni di beni e prestazioni di servizi effettuate tra soggetti residenti e stabiliti in Italia, potranno essere solo in formato elettronico.
I tipi documento che rientrano nella classificazione dei documenti definiti dalle specifiche della fattura elettronica sono: fattura, acconto/anticipo su fattura, acconto/anticipo su parcella, nota di credito, nota di debito, parcella, autofattura, fattura relativa a passaggi interni.
Non sono, dunque, previste variazioni per la bolla doganale che continuerà ad essere emessa in formato cartaceo. La merce potrà essere recapitata al cliente con idoneo documento di trasporto (DDT) in formato cartaceo che dovrà comunque essere richiamato nella fattura elettronica. Una fattura cartacea accompagnatoria potrà ugualmente essere allegata seppur priva di valore ai fini fiscali. Al momento della consegna/spedizione della merce si dovrà procedere all’emissione e trasmissione della fattura in formato elettronico tramite il Sistema di Interscambio.
Gli avvisi di parcella emessi da uno studio professionale non dovranno essere emessi in formato elettronico. Anche se espongono l’IVA, sono generalmente delle comunicazioni tra lo studio e il cliente che non rilevano per l’IVA. All’incasso dell’avviso di parcella, il professionista è tenuto ad emettere la fattura in formato elettronico e trasmetterla al Sistema di Interscambio.

È obbligatorio firmare digitalmente le fatture elettroniche?
Dal 1° gennaio 2019, affinché la fattura elettronica si possa considerare emessa, dovrà essere obbligatoriamente trasmessa tramite il Sistema di Interscambio (SdI). Una volta che il file della fattura elettronica è stato trasmesso al Sistema di Interscambio, quest’ultimo esegue una serie di controlli e, se tali controlli sono superati, trasmette il file all’indirizzo telematico presente nella fattura.
Il Sistema di Interscambio non controlla che la fattura, o il lotto di fatture, siano provvisti di firma digitale. Dopo l’emanazione del provvedimento direttoriale n. 89757/2018, l’apposizione della firma digitale nelle fatture tra privati (altri operatori IVA o consumatori finali) non è infatti più obbligatoria. Pur non essendo più obbligatorio, resta fortemente consigliabile firmare digitalmente le fatture elettroniche per assicurare i requisiti di autenticità e integrità, ottemperando in questo modo agli obblighi posti a carico dell’emittente dall’articolo 21 del D.P.R. 633/1972.
Nel caso in cui, però, il file della fattura elettronica sia firmato digitalmente, il Sistema di Interscambio esegue controlli sulla validità del certificato di firma.
L’apposizione della firma digitale resta in ogni caso obbligatoria per le fatture elettroniche emesse nei confronti della Pubblica Amministrazione.

La conservazione delle fatture elettroniche
Il Sistema di Interscambio veicola le fatture elettroniche spedite e ricevute, ma non assolve all’obbligo di conservazione legale a norma delle stesse. Le fatture elettroniche devono essere conservate entro 3 mesi dai termini di presentazione della dichiarazione fiscale del periodo di imposta. Conformemente al dettato della Legge di Bilancio (art. 1, comma 909, Legge 205/2017), ove si prevede che gli obblighi di conservazione si intendono soddisfatti per tutte le fatture e tutti i documenti informatici che transitano obbligatoriamente dal Sistema di Interscambio, l’Agenzia delle Entrate ha messo a disposizione un servizio gratuito per la conservazione digitale a norma delle fatture emesse e ricevute. La conservazione legale effettuata tramite il servizio gratuito dell’Agenzia delle Entrate ha valenza sia fiscale sia civilistica.
Per attivare la conservazione dell’Agenzia delle Entrate, i contribuenti devono aderire online all’accordo di servizio nella sezione dedicata del portale “Fatture e Corrispettivi”. Nonostante la legge prescriva una durata decennale per la conservazione dei documenti, il servizio di conservazione offerto dall’Agenzia delle Entrate assicura la conservazione dei documenti per 15 anni; questa durata allungata dovrebbe consentire di risolvere, almeno parzialmente, i problemi di conservazione delle fatture di acquisto di cespiti per tutta la durata del periodo di ammortamento.
Si precisa che la conservazione, una volta attivata, è automatica, mentre le fatture elettroniche obbligatorie emesse o ricevute precedentemente vanno inviate manualmente al sistema di conservazione.

Come pagare l’imposta di bollo virtuale sulle fatture elettroniche
Le fatture elettroniche non soggette a IVA, di importo superiore a 77,47 euro, sono soggette all’imposta di bollo. In considerazione del fatto che sulle fatture elettroniche non è possibile apporre fisicamente la marca da bollo, per assolvere l’adempimento, sarà necessario effettuare il versamento telematicamente.
Pertanto, il cedente/prestatore dovrà valorizzare nel tracciato XML della fattura elettronica il campo “Dati bollo” e pagare l’imposta di bollo, in un’unica soluzione, tramite modello F24 (codice tributo 2501), con indicazione dell’anno di imposta per il quale si effettua il versamento. Questo va eseguito entro 120 giorni dalla chiusura dell’esercizio di riferimento, dopo aver calcolato quanto complessivamente dovuto per tutte le fatture elettroniche emesse durante l’anno.
Ogni fattura elettronica assoggettata a imposta di bollo deve riportare la dicitura “Assolvimento dell’imposta di bollo ai sensi dell’art. 6, comma 2, DM 17/06/2014”.

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