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La proroga e il potenziamento dei bonus per la riqualificazione del patrimonio edilizio

apr 11, 2017   //   by admin   //   Blog, Dura lex sed lex  //  No Comments

La Legge di bilancio 2017 ha inteso agevolare ulteriormente i bonus nell’edilizia, al fine di rendere più sicuri gli immobili nelle aree a “rischio sismico”.

Il sistema bonus per l’ anno 2016

Come già anticipato in un precedente post la Legge di stabilità del 2016, ed in particolare l’ art 16-bis, comma 1, lett. i), del T.U.I.R., prevede:

  • la detrazione delle spese sostenute per l’adozione di misure antisismiche con ad oggetto l’esecuzione di opere di messa in sicurezza statica.

Tale disposizione prevede un limite massimo di spesa detraibile pari a 48.000 euro e l’applicazione della percentuale di detrazione del 36%. Il legislatore però, nel periodo d’imposta 2016 aveva già “rinforzato” questo beneficio, elevando il limite massimo di spesa a 96.000 euro e la percentuale di detrazione al 50%; ciò a condizione che gli immobili fossero ubicati nelle zone sismiche ad alta pericolosità (zone 1 e 2), con detrazione da suddividere in 10 quote costanti di pari importo.

Le novità previste dalla Legge di bilancio 2017:

  • Il periodo temporale durante il quale è possibile fruire della detrazione “rinforzata” rispetto a quella ordinaria. La novità riguarda le spese sostenute dal 1° gennaio 2017 al 31 dicembre 2021, a patto che le procedure autorizzative siano iniziate dopo l’entrata in vigore della Legge di bilancio 2017, la quale ha tra l’altro previsto una detrazione suddivisa in cinque quote anziché dieci, ed ha esteso l’agevolazione anche agli immobili situati in zona sismica 3 (tra cui compare anche l’Emilia Romagna, ed in particolare alcuni comuni piacentini, parmensi, bolognesi, modenesi, reggiani, ferraresi, nonché la città di Ravenna).
  • Gli immobili oggetto di interesse. Fino al 2016 la detrazione rinforzata delle spese sostenute per l’adozione di misure antisismiche era limitata alle abitazioni principali ed agli immobili destinati alle attività produttive (capannoni, botteghe, negozi, etc.). Ora, in base alla nuova disposizione (valevole per le spese sostenute entro l’anno 2021), è irrilevante la tipologia di immobile destinato alla messa in sicurezza, potendo dunque operare la detrazione anche sulle spese sostenute per la messa in sicurezza delle c.d. seconde case, purché ubicate in zone a rischio sismico. Il legislatore ha inoltre ampliato il novero delle spese detraibili, comprendendo anche quelle volte a determinare la classificazione e la verifica sismica degli immobili.
  • La percentuale di detrazione può essere elevata, rispetto alla percentuale del 50%, dal 70% all’80%. Il primo incremento è applicabile qualora a seguito dell’intervento si realizzi il passaggio ad una classe di rischio inferiore, mentre il secondo viene applicato in caso di passaggio a due classi di rischio inferiori. Le percentuali risultano elevate fino a raggiungere il 75% o l’85%, quando gli interventi che determinano il passaggio ad una classe di rischio inferiore sono realizzati sulle parti comuni di edifici condominiali.
  • Riduzione da dieci a cinque anni del termine di utilizzo del bonus.
  • Possibilità per i soli lavori condominiali di “cedere” la detrazione fiscale a soggetti privati o imprese esecutrici, con esclusione di istituti di credito o intermediari finanziari.
  • La Legge di bilancio 2017 ha prorogato la detrazione del 65% per gli interventi di riqualificazione energetica apportando anche una serie di modifiche. Per gli interventi sulle singole unità immobiliari, la detrazione “rinforzata” del 65% potrà essere applicata per le sole spese sostenute entro il 31 dicembre 2017. Per le spese sostenute sulle parti comuni dai condomìni, la maggiore detrazione potrà essere fatta valere per gli oneri sostenuti entro il 31 dicembre 2021. Inoltre, sempre in merito alle spese condominiali, se l’intervento incide per oltre il 25% della superficie disperdente lorda dell’edificio, la detrazione risulta elevata al 70% della spesa, con un ulteriore incremento del 5%, se le opere sono finalizzate a migliorare la prestazione energetica invernale ed estiva.

Novità e chiarimenti sullo spesometro 2017

mar 20, 2017   //   by admin   //   Blog, Dura lex sed lex  //  No Comments

Il Decreto Milleproroghe 2017, convertito nella legge n. 19 del 27 febbraio 2017, modifica la disciplina riguardante l’invio delle fatture secondo le nuove regole introdotte dal D.L. 193/2016, a decorrere dal 1° gennaio 2017.

Di seguito faremo il punto dei nuovi adempimenti, indicando le scadenze aggiornate e dando conto dei primi chiarimenti forniti dall’Amministrazione finanziaria attraverso la circolare n. 1/E/2017.

Spesometro e comunicazione delle liquidazioni Iva: le scadenze

Il vecchio “spesometro” è stato sostituito dalla comunicazione telematica dei dati relativi alle fatture, emesse e ricevute, registrate nel trimestre di riferimento. La comunicazione riguarderà anche i dati contenuti nelle bollette doganali d’importazione, nonché i dati contenuti nelle note di variazione.

A regime, la trasmissione telematica dei dati dovrà avvenire, per quasi tutti i trimestri, entro l’ultimo giorno del secondo mese successivo a ciascun trimestre di riferimento, con una posticipazione della scadenza riferita al secondo trimestre, fissata al 16 settembre.

Il Decreto Milleproroghe ha previsto, solo per l’anno 2017, le seguenti scadenze:

Trimestre di riferimento Scadenza a regime Scadenza 2017
1° trimestre (gennaio/febbraio/marzo) 31 maggio Cumulativamente al 16/09/17
2° trimestre (aprile/maggio/giugno) 16 settembre
3° trimestre (luglio/agosto/settembre) 30 novembre Cumulativamente al 28/02/18
4° trimestre (ottobre/novembre/dicembre) 28 febbraio

Accanto all’obbligo di trasmissione telematica delle operazioni certificate mediante fattura, il D.L. 193/2016 ha introdotto l’ulteriore obbligo di trasmissione telematica dei dati contenuti nelle liquidazioni periodiche effettuate ai fini IVA. Tale nuovo adempimento dovrà seguire la periodicità trimestrale con le medesime scadenze previste a regime per la comunicazione di cui al precedente articolo 21.

Restano fermi gli ordinari termini di versamento dell’imposta dovuta in base alle liquidazioni periodiche effettuate: ciò significa che se il contribuente liquida l’IVA con cadenza mensile dovrà continuare a versare l’imposta entro il giorno 16 del mese successivo a quello di riferimento.

È importante notare che in relazione a tale secondo adempimento non è previsto alcun accorpamento o proroga, per cui già per il 2017 saranno applicabili le scadenze trimestrali a regime.

Trimestre di riferimento Scadenza comunicazione
1° trimestre (gennaio/febbraio/marzo) 31 maggio
2° trimestre (aprile/maggio/giugno) 16 settembre
3° trimestre (luglio/agosto/settembre) 30 novembre
4° rrimestre (ottobre/novembre/dicembre) 28 febbraio

La soluzione alternativa: l’invio di fatture e corrispettivi

In alternativa all’invio delle fatture ai sensi del citato D.L. 193/2016, è possibile inviare fatture e corrispettivi ai sensi del D.Lgs. 127/2015.

In questo caso, occorre effettuare una specifica opzione entro il mese di marzo 2017 (a regime l’opzione va esercitata entro la fine del periodo d’imposta precedente); l’opzione è vincolante per 5 anni e, oltre ad evitare lo spesometro, permette di accedere al rimborso prioritario del credito IVA ed offre la riduzione di due anni dei termini per l’accertamento (per quest’ultimo beneficio è però necessario che tutti gli incassi e tutti i pagamenti avvengano con strumenti tracciati).

Se si esercitata tale opzione, al termine di ogni trimestre si dovranno inviare le fatture tramite il sistema di interscambio SDI (quello utilizzato per l’invio delle fatture elettroniche), mentre quelle già transitate tramite il sistema SDI (appunto, le fatture elettroniche) potranno non essere inviate. Occorrerà poi provvedere all’invio dei dati relativi ai corrispettivi, se previsti.

L’accesso al regime opzionale ex D.Lgs. 127/2015 non esclude la necessità di inviare i dati delle liquidazioni, che dovranno comunque essere comunicate entro le scadenze trimestrali precedentemente indicate.

I chiarimenti relativi allo spesometro

Con la circolare n. 1/E/2017 l’Agenzia ha fornito alcune indicazioni riguardanti i dati che dovranno essere inseriti nella comunicazione delle fatture emesse e ricevute.

Le informazioni da trasmettere sono relative alle:

  • fatture emesse, indipendentemente dalla loro registrazione, comprese quindi, per esempio, quelle annotate o da annotare nel registro dei corrispettivi (aspetto che quindi comporterà un significativo impegno visto che tali fatture non vengono rilevate in contabilità);
  • fatture ricevute e bollette doganali registrate (nel caso in cui non siano presenti nella bolletta doganale i dati del cedente, si devono indicare i dati dell’ufficio doganale presso il quale è stata emessa la bolletta);
  • le note di variazione delle fatture di cui ai precedenti punti.

Non devono invece essere comunicati i dati relativi alle schede carburante registrate.

I dati delle fatture

Per ogni fattura emessa deve essere indicato l’ammontare dell’imponibile e dell’IVA o, nel caso in cui l’operazione non comporti addebito di IVA, andrà indicata la natura dell’operazione:

  • operazioni escluse: ai sensi dell’art. 15, D.P.R. 633/1972
  • operazioni non soggette: solitamente per mancanza di uno o più requisiti dell’imposta – ad esempio una prestazione di servizi extra-UE – oppure per espressa disposizione di legge;
  • operazioni non imponibili: ad esempio un’esportazione o una cessione di beni intra-UE;
  • operazioni esenti: a titolo di esempio, una prestazione sanitaria;
  • operazioni soggette a regime del margine/IVA non esposta in fattura: si tratta di fatture relative alle operazioni per le quali si applica il regime speciale dei beni usati, come ad esempio una cessione di un’autovettura usata, o quello dell’editoria;
  • operazioni soggette a inversione contabile/reverse charge: si tratta di fatture relative alle operazioni per le quali si applica l’inversione contabile/reverse charge (ad esempio una cessione di rottami);
  • operazioni soggette a modalità speciali di determinazione/assolvimento dell’Iva: si tratta, in generale, di fatture relative alle operazioni di vendite a distanza e alle prestazioni di servizi di telecomunicazioni, di tele-radiodiffusione ed elettronici.

Importi detraibili/deducibili

Lo schema di comunicazione previsto dal D.Lgs. 127/15 prevede anche il dato relativo alla percentuale di detraibilità o, in alternativa, alla deducibilità del costo riportato in fattura. Tale dato, la cui indicazione è facoltativa, è riferito all’eventuale deducibilità o detraibilità del costo ai fini delle imposte sui redditi in capo all’acquirente o committente persona fisica che non opera nell’esercizio di impresa, arte o professione. A titolo di esempio, qualora la fattura sia emessa da una impresa edile nei confronti di un cliente privato in relazione a lavori di ristrutturazione edilizia, il 50% del costo riportato nel documento potrebbe essere portato in detrazione dei redditi del cliente: in tal caso, l’informazione – se disponibile – potrebbe essere riportata nell’apposito campo della comunicazione. Si precisa che la compilazione di uno dei due campi in oggetto esclude la compilazione dell’altro.

Il documento riepilogativo

Le informazioni da trasmettere riguardano le singole fatture emesse e ricevute, anche quelle, attive e/o passive, di importo inferiore a 300 euro per le quali è data facoltà di registrazione attraverso un documento riepilogativo (ai sensi dell’articolo 6, comma 1 e 6, D.P.R. 695/1996): conseguentemente, anche per tali tipologie di fatture, indipendentemente dalla modalità di registrazione, è obbligatorio comunicare i dati relativi a ogni singola fattura. Di fatto, dal 2017, il documento riepilogativo diviene pressoché inutilizzabile.

Esclusioni

Sono esclusi dallo spesometro ex D.L. 193/2016 i soli produttori agricoli di cui all’articolo 34, comma 6, D.P.R. 633/1972, situati nelle zone montane di cui all’articolo 9, D.P.R. 601/1973. I produttori agricoli operanti in zone diverse da quelle montane sono tenuti a comunicare unicamente i dati relativi alle operazioni “attive” mediante l’invio dei dati delle autofatture emesse dai cessionari.

La circolare n. 1/E/2017 introduce ulteriori due esoneri:

  • i soggetti che accedono al regime forfetario ex L. 190/2014 sono esonerati dall’invio dei dati di tutte le fatture;
  • i contribuenti che svolgo attività d’impresa, arte o professione che utilizzano il regime dei minimi (fino alla scadenza) sono esonerati dall’invio dei dati di tutte le fatture.

Operazioni straordinarie

Nei casi di operazioni straordinarie o altre trasformazioni sostanziali soggettive a seguito delle quali il soggetto dante causa si è estinto, il soggetto avente causa (società incorporante o beneficiaria, soggetto conferitario etc.) deve trasmettere distinte comunicazioni relative a:

  • i dati delle sue fatture;
  • i dati delle fatture del soggetto dante causa estinto, relativi al periodo nel quale ha avuto efficacia l’operazione straordinaria;
  • i dati delle fatture relative al periodo precedente l’operazione straordinaria, nel caso in cui il soggetto dante causa non vi abbia autonomamente provveduto poiché i termini per l’invio non erano ancora decorsi.

Lo studio rimane a disposizione per eventuali ulteriori chiarimenti.

Nuovi adempimenti IVA trimestrali dal 01/01/2017

dic 14, 2016   //   by admin   //   Blog, Dura lex sed lex  //  No Comments

Il D.L. 193/2016, convertito nella legge 225 del 1/12/2016, allo scopo di intensificare il contrasto all’evasione, introduce alcune novità in materia di adempimenti IVA. In particolare:

• l’obbligo trimestrale di invio dei dati relativi alle liquidazioni IVA periodiche;

• la modifica, da annuale a trimestrale, della periodicità di invio dello spesometro.

Si evidenzia che, a fronte dei predetti nuovi obblighi, dal 2017 sono soppressi:

  • la comunicazione dei dati relativi ai contratti di leasing e di locazione / noleggio;
  • i modd. INTRA degli acquisti e delle prestazioni di servizi ricevute;
  • a partire dalle comunicazioni relative al periodo d’imposta in corso al 31.12.2017 è altresì soppressa la comunicazione “black list”.
  1. SPESOMETRO TRIMESTRALE

L’invio dei dati delle fatture emesse / acquisti / bollette doganali / note di variazione, per effetto della modifica apportata all’art. 21, DL n. 78/2010, passa da annuale a trimestrale. Ciò, secondo quanto evidenziato nella Relazione illustrativa al citato Decreto, “al fine di razionalizzare i controlli in materia di … (IVA) e favorire una maggiore collaborazione con i contribuenti-cittadini”. Non è previsto alcun esonero dall’adempimento in esame sia di carattere oggettivo sia soggettivo.

MODALITÀ DI PRESENTAZIONE

La presentazione va effettuata in modalità telematica entro l’ultimo giorno del secondo mese successivo ad ogni trimestre, in forma analitica e riguarda i seguenti elementi:

  • dati identificativi dei soggetti coinvolti nelle operazioni;
  • data e numero della fattura;
  • base imponibile / aliquota applicata / imposta;
  • tipologia dell’operazione.

SANZIONI

In caso di omesso / errato invio dei dati delle fatture è prevista l’applicazione della sanzione di € 2 per fattura, comunque entro il massimo di € 1.000 per ciascun trimestre.

2. INVIO TRIMESTRALE LIQUIDAZIONI IVA

Con l’introduzione del nuovo art. 21-bis, DL n. 78/2010 dal 2017 è previsto l’invio trimestrale dei dati delle liquidazioni periodiche IVA (mensili / trimestrali). L’introduzione del nuovo obbligo, come evidenziato nella citata Relazione, ha la finalità “di contrastare il fenomeno della cosiddetta «evasione da riscossione» nonché di adeguare la normativa interna ai livelli europei nell’ambito dell’imposta sul valore aggiunto”; consegue alle valutazioni espresse dal Fondo monetario internazionale e dall’OCSE in relazione al fatto che, poiché l’ordinamento tributario italiano prevede attualmente la presentazione della “sola” dichiarazione annuale IVA, “lo scarto temporale esistente tra la compilazione [di quest’ultima] ed i pagamenti contribuisce a rendere debole e poco efficace l’attività di riscossione”.

Il nuovo adempimento consente dunque il “monitoraggio, nel corso dell’anno, dell’entità del credito e del pagamento del debito IVA di ciascun soggetto passivo”.

La comunicazione va effettuata anche per le liquidazioni periodiche con saldo a credito e dovrebbe riguardare anche le liquidazioni con saldo a zero.

SOGGETTI ESONERATI

Sono espressamente esonerati dall’obbligo in esame i soggetti non tenuti:

  • alla presentazione della dichiarazione IVA annuale (ad es., soggetti che hanno registrato esclusivamente operazioni esenti, produttori agricoli in regime speciale).
  • all’effettuazione delle liquidazioni IVA periodiche (ad es., soggetti minimi / forfetari, soggetti che non hanno effettuato operazioni attive / passive e non hanno un credito d’imposta da riportare al periodo successivo, soggetti che hanno effettuato esclusivamente operazioni esenti).

MODALITÀ DI PRESENTAZIONE

La presentazione va effettuata in modalità telematica entro l’ultimo giorno del secondo mese successivo ad ogni trimestre. Le modalità di invio e le informazioni da comunicare saranno definite dall’Agenzia delle Entrate con uno specifico Provvedimento. La nuova comunicazione non influisce sui termini di versamento dell’IVA risultante dalle liquidazioni che pertanto, come evidenziato nella citata Relazione, rimangono fissati al giorno 16 del mese / trimestre successivo a quello di riferimento.

SANZIONI

L’omessa / errata comunicazione in esame è punita con la sanzione da € 500 a € 2.000.

3. L’INCROCIO DEI DATI DA PARTE DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE

L’Agenzia delle Entrate provvederà ad incrociare i dati della comunicazione trimestrale delle liquidazioni con quelli dello spesometro, nonché con i versamenti IVA effettuati. Le risultanze di tale incrocio saranno messe a disposizione del contribuente / intermediario abilitato.

Qualora, dal controllo effettuato, emerga un risultato diverso rispetto a quanto riportato nella comunicazione, l’Agenzia informerà il contribuente che potrà:

-        fornire i necessari chiarimenti;

-        versare le somme dovute, beneficiando del ravvedimento operoso.

L’Agenzia può verificare, tramite i controlli automatizzati, la tempestività dei versamenti effettuati con le modalità di cui all’art. 54-bis, comma 2-bis, DPR n. 633/72, a prescindere dalle condizioni previste, ossia di “pericolo per la riscossione”.

Come evidenziato nella citata Relazione, le novità sopra esaminate indurranno una maggiore compliance tra Fisco e contribuenti, “rendendo edotti” questi ultimi in merito alle anomalie:

• rispetto alle fatture registrate e le medesime fatture registrate dai relativi clienti / fornitori;

• relative ai versamenti periodici.

In particolare, con l’introduzione della comunicazione trimestrale delle liquidazioni periodiche, l’Agenzia potrà controllare la tempestiva effettuazione dei versamenti, anche prima della presentazione della dichiarazione IVA annuale mentre la trasmissione telematica trimestrale dei dati delle fatture emesse / ricevute “indurrà i contribuenti ad una maggiore fedeltà fiscale”.

Le nuove regole per la capitalizzazione degli interessi: in arrivo le comunicazioni dalle banche

nov 4, 2016   //   by admin   //   Blog, Dura lex sed lex  //  No Comments

Come precedentemente comunicato (qui il post del 19 ottobre) dal 1° ottobre 2016 sono entrate in vigore le nuove disposizioni in materia di interessi (attivi e passivi) bancari. In particolare è previsto che:

-        gli interessi attivi e passivi sono conteggiati al 31 dicembre di ogni anno;

-       gli interessi passivi relativi ad aperture di credito regolate in c/c o in c/pagamento[1] nonché a sconfinamenti rispetto al fido accordato o su conti non affidati, sono addebitati sul c/c del cliente e si “trasformano” in capitale soltanto a fronte di specifica autorizzazione rilasciata alla banca.

Vogliamo ora richiamare l’attenzione sulle comunicazioni che le banche stanno inviando ai Clienti.

A fronte di tali novità, le banche stanno inviando ai clienti due comunicazioni:

  • l’una, relativa alla variazione unilaterale del contratto, per adeguarlo alle nuove disposizioni;
  • l’altra, contenente la richiesta di autorizzazione preventiva del cliente all’addebito degli interessi passivi sul c/c.

Al momento in cui gli interessi passivi diventano esigibili, ossia al 1° di marzo di ogni anno, a fronte dell’autorizzazione, anche preventiva, del cliente, gli stessi sono addebitati sul conto; la somma addebitata è considerata capitale.

L’autorizzazione all’addebito sul conto corrente, con conseguente capitalizzazione degli interessi, legittima di fatto l’applicazione dell’anatocismo. Infatti, gli interessi si “trasformano” in capitale e su di essi (oltre che sull’importo capitale) saranno calcolati ulteriori interessi. Il cliente può revocare l’autorizzazione in ogni momento, purché prima che l’addebito abbia avuto luogo.

La banca non può, quindi, addebitare automaticamente sul conto del cliente gli interessi maturati al 31 dicembre, ma in caso di mancato rilascio dell’autorizzazione, la stessa potrebbe procedere alla compensazione degli interessi passivi utilizzando le disponibilità presenti su altri (eventuali) conti correnti attivi. Diversamente, il cliente dovrà effettuare il relativo pagamento utilizzando altre risorse finanziarie. Nel contratto può essere previsto che, dal momento in cui gli interessi divengono esigibili, il debito per interessi sia estinto utilizzando i fondi accreditati sul conto sul quale è regolato il finanziamento. In mancanza delle suddette modalità di recupero la banca avvierà la procedura di messa in mora del cliente.

Circa gli interessi moratori, il Decreto d’urgenza 3 agosto 2016 dispone, in linea generale, che gli interessi debitori maturati non possono produrre interessi, ad eccezione dei soli “interessi di mora”, a cui si applicheranno le disposizioni generali del codice civile, e, in specie, gli articoli 1224 e 1284, secondo cui: “Nelle obbligazioni che hanno per oggetto una somma di danaro, sono dovuti dal giorno della mora gli interessi legali, anche se non erano dovuti precedentemente e anche se il creditore non prova di aver sofferto alcun danno. Se prima della mora erano dovuti interessi in misura superiore a quella legale, gli interessi moratori sono dovuti nella stessa misura. Al creditore che dimostra di aver subito un danno maggiore spetta l’ulteriore risarcimento. Questo non è dovuto se è stata convenuta la misura degli interessi moratori” (cfr. art. 1224 c.c.). “Il saggio degli interessi legali è determinato in misura pari allo 0,2 per cento in ragione d’anno. ……Gli interessi superiori alla misura legale devono essere determinati per iscritto; altrimenti sono dovuti nella misura legale” (cfr. art. 1284 c.c., nella misura vigente per l’anno in corso).


[1] D. Lgs. n. 11 del 27 gennaio 2010, art. 1, comma 1: “lettera l) “conto di pagamento”: un conto intrattenuto presso un prestatore di servizi di pagamento da uno o più utilizzatori di servizi di pagamento per l’esecuzione di operazioni di pagamento”.

Le nuove regole per la capitalizzazione degli interessi bancari dall’1 ottobre 2016

ott 19, 2016   //   by admin   //   Blog, Dura lex sed lex  //  1 Comment

Il Ministro dell’economia e delle finanze, nelle funzioni di Presidente del CICR (Comitato Interministeriale per il Credito e il Risparmio), con Decreto d’urgenza n. 343 del 3 agosto 2016, ha dato attuazione all’articolo 120, comma 2 del Testo Unico Bancario (Tub), come riformato dall’articolo 17‐bis, D.L. 18/2016 e convertito con modificazioni dalla L. 49/2016.

Il nuovo comma 2 dell’articolo 120 stabilisce che:

(…) 2. Il CICR stabilisce modalità e criteri per la produzione di interessi nelle operazioni poste in essere nell’esercizio dell’attività bancaria, prevedendo in ogni caso che:

a)       nei rapporti di conto corrente o di conto di pagamento sia assicurata, nei confronti della clientela, la stessa periodicità nel conteggio degli interessi sia debitori sia creditori, comunque non inferiore ad un anno; gli interessi sono conteggiati il 31 dicembre di ciascun anno e, in ogni caso, al termine del rapporto per cui sono dovuti;

b)       gli interessi debitori maturati, ivi compresi quelli relativi a finanziamenti a valere su carte di credito, non possono produrre interessi ulteriori, salvo quelli di mora, e sono calcolati esclusivamente sulla sorte capitale;

per le aperture di credito regolate in conto corrente e in conto di pagamento, per gli sconfinamenti anche in assenza di affidamento ovvero oltre il limite del fido:

1)       gli interessi debitori sono conteggiati al 31 dicembre e divengono esigibili il 1º marzo dell’anno successivo a quello in cui sono maturati; nel caso di chiusura definitiva del rapporto, gli interessi sono immediatamente esigibili;

2)       il cliente può autorizzare, anche preventivamente, l’addebito degli interessi sul conto al momento in cui questi divengono esigibili; in questo caso la somma addebitata è considerata sorte capitale; l’autorizzazione è revocabile in ogni momento, purché prima che l’addebito abbia avuto luogo. (…).

Nel dare attuazione alla suesposta disposizione, il decreto attuativo stabilisce che:

  • gli interessi sono contabilizzati separatamente dal capitale;
  • gli interessi debitori divengono esigibili dal 1° marzo dell’anno successivo a quello in cui sono maturati; in ogni caso, prima che gli interessi maturati diventino esigibili, si richiede che al cliente venga assicurato un periodo pari ad almeno 30 giorni da quando egli abbia avuto effettiva conoscenza dell’ammontare degli interessi stessi; in questo modo il cliente ha a disposizione un lasso temporale adeguato per pagare il debito da interessi senza risultare inadempiente;
  • è consentito che il cliente e la banca possano pattuire – al fine di evitare il pagamento della mora con l’avvio di azioni giudiziarie – il pagamento degli interessi con addebito in conto a valere sul fido (con conseguente produzione di interessi su quanto utilizzato per estinguere il debito da interessi).

Il termine ultimo entro il quale le banche e gli altri intermediari finanziari devono porre in essere la delibera è quello del 1° ottobre 2016.

Come si desume dal co.1 dell’art. 3 “… gli interessi debitori maturati non possono produrre interessi, salvo quelli di mora”, la norma si occupa del tema dell’anatocismo bancario ed i destinatari della norma, sia privati sia imprese e professionisti, dovranno da subito “abituarsi” alla capitalizzazione annuale degli interessi, precedentemente dilazionata trimestralmente, ed al cui ammontare occorrerà fare particolarmente attenzione onde evitare pericolosi e costosi sconfinamenti.

Occorre poi tenere presente che il cliente può autorizzare la Banca, anche preventivamente, all’addebito degli interessi sul conto al momento in cui questi divengono esigibili; detta autorizzazione è revocabile in ogni momento, purché prima che l’addebito abbia avuto luogo; in tale caso, la somma addebitata è considerata sorte capitale e quindi legittimata a produrre interessi sulla medesima.

Qualche riflessione, infine, merita anche la previsione del successivo comma 6 dell’articolo 4 del citato decreto attuativo quando afferma che “il contratto può anche stabilire che, dal momento in cui gli interessi sono esigibili, i fondi accreditati sul conto dell’intermediario e destinati ad affluire sul conto del cliente sul quale è regolato il finanziamento siano impiegati per estinguere il debito da interessi”. Tale situazione, se da un lato semplifica i rapporti tra banca e cliente, pone comunque un “vincolo” alle imprese nella destinazione dei fondi, con possibili ripercussioni sulla gestione dei flussi aziendali.

L’archivio dei rapporti finanziari: quali sono i dati raccolti e come vengono utilizzati

mag 12, 2016   //   by admin   //   Blog, Dura lex sed lex  //  No Comments

L’archivio dei rapporti finanziari è il nucleo centrale dell’Anagrafe tributaria. Al suo interno sono raccolte tutte le informazioni che gli operatori finanziari devono sistematicamente trasmettere: i saldi iniziali e finali del rapporto, il totale dei movimenti annuali in entrata e in uscita, la c.d. giacenza annuale media ecc… .

Si tratta di una poderosa banca dati, in cui sono censiti oltre un miliardo e mezzo di rapporti, 300 milioni di soggetti che hanno effettuato operazioni extra conto e oltre 100 milioni di deleghe operative.

I soggetti obbligati alle comunicazioni

L’archivio dei rapporti finanziari è basato ed organizzato in base al codice fiscale di ciascun intestatario dei rapporti. Tutti i soggetti che vogliano usufruire dei servizi offerti dalle banche e dagli altri operatori finanziari sono tenuti a esibire – unitamente ai documenti attestanti l’identità del soggetto, ovvero la denominazione dei soggetti diversi – il proprio numero di codice fiscale.

Gli operatori finanziari obbligati, ai sensi delle disposizioni contenute nell’articolo 7, comma 6, D.P.R. 605/1973, alle comunicazioni periodiche all’archivio dei rapporti finanziari appartengono a 20 categorie di soggetti, tra cui i principali sono le banche, Poste italiane Spa, i Consorzi e cooperative di garanzia collettiva di fidi, le imprese di investimento (Sim), gli organismi di investimento collettivo del risparmio (Oicr – Fondi di investimento – Sicav), le società di gestione del risparmio (Sgr), le società fiduciarie e le società ed Enti di assicurazione (per le attività finanziarie).

Comunicazioni nell’archivio dei rapporti finanziari

Le informazioni che le banche e gli altri operatori finanziari inviano periodicamente e in modalità telematica all’Anagrafe tributaria riguardano sia dati di natura qualitativa che quantitativa e comprendono anche i rapporti che gli intermediari finanziari intrattengono con i clienti italiani tramite le loro filiali o sedi operative all’estero.

Con periodicità mensile gli operatori finanziari comunicano i dati relativi al rapporto finanziario e delle operazioni extra conto e i dati anagrafici dei soggetti collegati al rapporto con specificazione del ruolo.

Annualmente, gli operatori finanziari comunicano:

  • I dati relativi ai saldi del rapporto, distinti in saldo iniziale al 1° gennaio e saldo finale al 31 dicembre, dell’anno cui è riferita la comunicazione, ovvero il saldo iniziale alla data di apertura, per i rapporti accesi nel corso dell’anno, ovvero il saldo contabilizzato antecedente la data di chiusura, per i rapporti chiusi nel corso dell’anno;
  • Gli importi totali delle movimentazioni distinte tra dare e avere per ogni tipologia di rapporto, conteggiati su base annua;
  • La giacenza media annua relativa ai rapporti di deposito e di conto corrente bancari e postali e rapporti assimilati;
  • Altri dati contabili, per alcune particolari tipologie di rapporto.

Il provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate prot. 2013/37561, specifica che “le nuove informazioni relative ai saldi e alle movimentazioni dei rapporti di natura finanziaria consentono all’Agenzia delle entrate, ai fini dei controlli fiscali, di svolgere con maggiore proficuità e celerità le attività istruttorie connesse all’esecuzione delle indagini finanziarie. Tali dati costituiranno per l’Agenzia delle entrate, la base per l’elaborazione con procedure centralizzate, di specifiche liste selettive di contribuenti a maggior rischio di evasione”.

Allo stato attuale, quindi, l’archivio dei rapporti finanziari svolge le seguenti principali funzioni:

  • indagini finanziarie
  • elaborazione liste selettive analisi rischio evasione
  • verifiche ai fini Isee

Altre informazioni da comunicare

Per particolari tipologie di rapporti bancari o finanziari il fisco chiede agli operatori del settore di inviare dati aggiuntivi a quelli relativi agli stock e ai flussi annuali. Ad esempio, in relazione ai certificati di deposito e buoni fruttiferi posseduti dal contribuente, la banca deve comunicare, oltre agli importi dei titoli di fine e inizio anno e i totali delle accensioni ed estinzioni effettuate nel corso dell’anno, anche il numero totale dei certificati o dei buoni fruttiferi posseduto dal contribuente.

Per le cassette di sicurezza viene comunicato il numero totale degli accessi effettuati nell’anno dal contribuente. Un anomalia in tale dato, ad esempio un elevato numero di accessi in un determinato arco temporale, potrebbe ovviamente generare sospetti nei soggetti che hanno accesso all’archivio dei rapporti finanziari che potrebbero convincersi della necessità di effettuare ulteriori verifiche o approfondimenti nei confronti del contribuente in questione.

Le informazioni richieste in ordine alle carte di credito o di debito sono: l’importo totale degli acquisti effettuati nell’anno con tali strumenti di moneta elettronica, l’importo totale delle ricariche effettuate nell’anno (per le c.d. ricaricabili) nonché l’importo totale del valore della carte acquistate nell’anno per le prepagate non ricaricabili.

Per i prodotti finanziari emessi dalle imprese di assicurazione devono essere comunicati annualmente sia l’importo totale degli incrementi della polizza sia quello totale dei riscatti effettuati.

Anche le c.d. “operazioni extra conto” effettuate da un qualsiasi soggetto presso gli sportelli bancari o postali formano oggetto di apposite segnalazioni all’Anagrafe tributaria. Gli operatori finanziari dovranno infatti comunicare, sempre in relazione a ogni codice fiscale, l’ammontare delle operazioni eseguite nell’anno e il numero delle stesse.

Gli ulteriori utilizzi dell’archivio dei rapporti finanziari

Allo stato attuale questa delicatissima partizione dell’Anagrafe tributaria è accessibile ai funzionari di Equitalia e delle altre società concessionarie della riscossione, ai funzionari delle procure e dei Tribunali per le attività istruttorie all’interno dei procedimenti di natura penale e per l’accertamento della consistenza patrimoniale dei soggetti per i fini di prevenzione previste da specifiche disposizioni di legge (ad esempio sequestri per equivalente).

In tema di attività di riscossione è sempre più frequente, infatti, il ricorso da parte dei concessionari della riscossione a procedure esecutive di pignoramento presso terzi, condotte proprio sui conti bancari del debitore. La facilità e la rapidità di consultazione dell’archivio dei rapporti finanziari consente infatti alle società del gruppo Equitalia di avere l’immediata fotografia dei rapporti che il debitore intrattiene con il ceto bancario, per poi procedere all’azione esecutiva sulle somme depositate sui conti stessi.

Il trattamento IRES/IRPEF delle perdite su crediti

mar 22, 2016   //   by admin   //   Blog, Dura lex sed lex  //  1 Comment

Il decreto internazionalizzazione (D.Lgs. 147/2015), emanato in attuazione alla legge delega n. 23/2014 di riforma del sistema fiscale, ha fornito molti chiarimenti in materia di deducibilità delle sofferenze da mancato incasso dei crediti, presenti – purtroppo – nei bilanci della maggior parte delle imprese.

Il punto di riferimento è costituito dal corretto comportamento contabile, contenuto nel riformulato principio Oic 15, che, indica chiaramente quali situazioni determinano l’eliminazione del credito dal bilancio (con contropartita il fondo o, in caso di incapienza, la rilevazione della perdita a conto economico); questa chiarezza ha consentito al legislatore fiscale di farvi diretto riferimento, collegando la nozione vaga e soggettiva di “elementi certi e precisi” a un evento oggettivamente regolato quale la cancellazione dallo stato patrimoniale.

Ad oggi, l’articolo 101, comma 5, T.U.i.r. comprende due tipologie di perdite su crediti:

  1. le procedure concorsuali (fallimento, concordato preventivo e fallimentare, amministrazione straordinaria e liquidazione coatta amministrativa) e assimilate (accordi di ristrutturazione dei debiti ex articolo 182-bis L.F., e piani attestati ex articolo 67 comma 3 lettera d) L.F. o procedure estere equivalenti in Stati che garantiscono lo scambio di informazioni) che si caratterizzano per l’immediata deducibilità, senza dover fornire alcuna prova ulteriore;
  2. le altre fattispecie, per le quali occorre dimostrare la sussistenza degli elementi certi e precisi che, in forza del D.L. 83/2012, si presumono per:
    • i crediti di modesta entità (fino a € 5.000 per imprese con ricavi sopra a 100 milioni ed a € 2.500 per le altre) quando siano decorsi 6 mesi dalla scadenza;
    • i crediti prescritti, a prescindere dal loro importo, anche di modesta entità (circolare 26/E/13);
    • i crediti cancellati dal bilancio in applicazione dei principi contabili.

In relazione a questi ultimi, per i soggetti che applicano gli standard nazionali, l’Oic 15 prevede la cancellazione del credito quando i diritti contrattuali si estinguono o si trasferiscono unitamente al rischio, il che avviene nei casi di forfaiting, datio in solutum, conferimento e vendita del credito (anche factoring pro soluto) e cartolarizzazione.

Riguardo l’individuazione dell’esercizio in cui dedurre le perdite, che, secondo la giurisprudenza non può essere lasciata al libero arbitrio del contribuente (Cassazione 16330/15), il nuovo comma 5-bis dell’articolo 101 T.U.i.r. stabilisce che per i crediti di modesta entità e per quelli relativi a soggetti in procedure concorsuali e assimilate la deduzione è ammessa:

    • nel periodo di imputazione in bilancio, anche se successivo a quello in cui ricorrono gli elementi certi e precisi o si verifica l’assoggettamento alla procedura
    • in ogni caso purché l’imputazione in bilancio non avvenga in un periodo d’imposta successivo a quello in cui si sarebbe dovuto cancellare il credito in base ai corretti principi contabili, stabilendo un termine massimo per la deduzione.

Sinteticamente, quindi, la norma tributaria si regge su due postulati inespressi e su quattro situazioni codificate, di cui viene delineata anche la competenza. Per quanto riguarda i postulati, essi riguardano:

•         la derivazione contabile, nel senso che la rilevazione della perdita deve sempre essere preceduta da un coerente comportamento di bilancio, e un credito considerato integralmente esigibile a livello contabile non può originare nessuna perdita deducibile;

•          la possibilità dell’amministrazione finanziaria di sindacare le operazioni fittizie, in particolare ove intervenute tra soggetti non indipendenti: sia sotto il profilo dell’abuso di diritto recentemente disciplinato dall’articolo 10-bis della legge 212/2000, sia – più frequentemente in questa fattispecie – contestando fenomeni non elusivi ma evasivi, come la simulazione, l’interposizione e così via.

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