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“Manovra correttiva” D.L. n. 50/2017

mag 9, 2017   //   by admin   //   Blog, Fiscodomani  //  No Comments

Con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del 24 aprile scorso è entrato in vigore il decreto legge in oggetto, contenente “Disposizioni urgenti in materia finanziaria, iniziative a favore degli enti territoriali, ulteriori interventi per le zone colpite da eventi sismici e misure per lo sviluppo”.

Tra le novità fiscali si segnalano:

-        l’estensione dall’1.7.2017 dello split payment ai lavoratori autonomi;

-        la riduzione del termine per l’esercizio della detrazione dell’IVA a credito;

-        la riduzione a € 5.000 del limite di utilizzo del credito tributario che richiede il visto di conformità;

-        l’applicazione della cedolare secca del 21% alle locazioni brevi;

-        l’introduzione di una nuova modalità di determinazione della base ACE dal 2017;

-        la definizione agevolata delle liti pendenti al 31.12.2016;

-        l’istituzione della Zona franca urbana “Sisma Centro Italia”;

-        l’eliminazione dall’agevolazione “Patent box” dei redditi derivanti dall’utilizzo di marchi d’impresa;

-        l’introduzione del regime fiscale applicabile alle riserve IRI in caso di uscita dal regime.

In attesa che l’iter parlamentare della conversione in legge porti alla stesura definitiva del provvedimento, si evidenziano le novità fiscali di immediata applicazione.

VISTO DI CONFORMITÀ COMPENSAZIONE DEI CREDITI TRIBUTARI – Art. 3

Il limite di utilizzo in compensazione dei crediti tributari (IVA, IRES / IRPEF, IRAP, ecc.) per cui è necessario il visto di conformità è ridotto da € 15.000 a € 5.000. In caso di utilizzo del credito in violazione dell’obbligo di apposizione del visto di conformità o con visto di conformità apposto da soggetti non abilitati, l’Ufficio provvede al recupero del credito utilizzato, maggiorato degli interessi, nonché all’irrogazione della relativa sanzione.

L’obbligo di vistare la dichiarazione sussiste solo nel caso in cui si intenda compensare orizzontalmente il credito sopra quota 5.000 euro; in caso contrario – ossia se il credito viene riportato alla dichiarazione successiva – non si pone alcun obbligo.

Per i titolari di partita IVA, la compensazione può avvenire solo tramite i servizi telematici forniti dall’Agenzia delle Entrate o attraverso intermediari abilitati, indipendentemente dal relativo importo.

Resta invariata la presentazione dei modelli F24 a zero, sia per i titolari di partita IVA sia per i soggetti privati, esclusivamente tramite i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate o un intermediario abilitato. Per i modelli F24 con saldo positivo, ma che contengono crediti utilizzati in compensazione, i titolari di partita IVA debbono utilizzare esclusivamente i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate mentre i privati possono ancora avvalersi dei servizi bancari o di Poste italiane.

RIDETERMINAZIONE BASE ACE – Art. 7

A decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31/12/2016, e, quindi, dal 2017 per i soggetti con periodo d’imposta coincidente con l’anno solare, la variazione in aumento del capitale proprio è calcolata con riferimento all’incremento intervenuto alla chiusura del quinto esercizio precedente anziché a quello in corso al 31/12/2010.

Analogamente, per i soggetti IRPEF l’agevolazione ACE:

-        per il 2016 rileva come incremento di capitale proprio la differenza tra il patrimonio netto al 31/12/2015 e quello al 31/12/2010;

-        dal 2017 al 2019 rileva come incremento di capitale proprio la differenza fra il patrimonio netto al 31/12/2015 e quello al 31/12 del quinto periodo d’imposta precedente a quello per il quale va determinata l’ACE.

Come già anticipato, sul piano della decorrenza le nuove norme riguardano i periodi d’imposta successivi al 31/12/2016. Restano, quindi, ferme le regole di calcolo previste per l’anno solare 2016 per le società di capitali e imprese individuali/società di persone. Tuttavia, sono previsti appositi obblighi di ricalcolo dell’acconto 2017, rideterminando l’imposta storica del 2016 in modo da applicare le nuove disposizioni.

In particolare, per l’acconto IRES 2017 occorrerà “ricalcolare” l’imposta 2016 tenendo conto dei soli incrementi del quinquennio 2012-2016, quale base di calcolo con il metodo storico; resta ferma la possibilità di ricorre, eventualmente, al metodo previsionale.

Nessun obbligo di ricalcolo dell’acconto 2017, invece, è previsto per i soggetti Irpef.

Comunicazione liquidazioni periodiche IVA

apr 24, 2017   //   by admin   //   Blog, Fiscodomani  //  No Comments

Come noto, l’art. 4, comma 2, D.L. 193/2016, ha introdotto il nuovo art. 21-bis, DL n. 78/2010, prevedendo, a decorrere dal 2017, l’obbligo dell’invio trimestrale dei dati delle liquidazioni periodiche IVA (mensili / trimestrali).

L’Agenzia delle Entrate ha pubblicato il provvedimento n. 58793 del 27 marzo 2017, che approva il Modello “Comunicazione liquidazioni periodiche Iva”, con le relative istruzioni, utile per la predisposizione del nuovo adempimento telematico.

Il modello va presentato entro l’ultimo giorno del secondo mese successivo ad ogni trimestre, con la sola eccezione del secondo trimestre dell’anno solare (scadenza al 18 settembre 2017, visto che il giorno 16 cade di sabato). Il modello di comunicazione deve essere presentato esclusivamente in via telematica, direttamente dal contribuente o per il tramite di intermediari abilitati.

Nota bene

L’obbligo di presentazione della Comunicazione dei dati delle liquidazioni periodiche Iva è un adempimento diverso rispetto all’obbligo di trasmissione telematica delle operazioni certificate mediante fattura (ai sensi dell’articolo 21, D.L. 78/2010, c.d. “Spesometro 2017”), che ha scadenza di presentazione semestrale per il periodo di imposta 2017, mentre la comunicazione telematica delle liquidazioni periodiche Iva (ai sensi dell’articolo 21-bis, D.L. 78/2010) ha scadenza di presentazione trimestrale. Non sono modificati gli ordinari termini di versamento dell’imposta sul valore aggiunto dovuta in base alle liquidazioni periodiche (mensili o trimestrali) effettuate.

Le modalità di compilazione del modello

Il modello è costituito solo dal Frontespizio e dal quadro VP. Per ciascuna liquidazione periodica (mensile o trimestrale) deve essere compilato un distinto modulo della comunicazione, compilando il campo “Mod. N.” posto in alto a destra nel quadro VP. Pertanto, i contribuenti che effettuano:

a)       esclusivamente liquidazioni periodiche mensili, devono compilare un modulo per ciascun mese del trimestre;

b)      esclusivamente liquidazioni periodiche trimestrali, devono compilare un unico modulo per il trimestre;

c)       sia liquidazioni mensili sia trimestrali (in caso di contabilità separate), devono compilare un modulo per ciascun mese e un modulo per il trimestre.

La sezione Liquidazione dell’imposta prevede i seguenti righi:

-       VP2 – Totale operazioni attive: va indicato l’ammontare complessivo delle cessioni di beni e delle prestazioni di servizi effettuate nel periodo di riferimento al netto dell’Iva;

-       VP3 – Totale operazioni passive: va indicato l’ammontare complessivo degli acquisti annotati nel periodo di riferimento al netto dell’Iva;

-       VP4 – iva esigibile: va indicato l’ammontare dell’Iva a debito, relativa alle operazioni per le quali si è verificata l’esigibilità nel periodo di riferimento;

-       VP5 – Iva detratta: va indicato l’ammontare dell’Iva a credito, relativa agli acquisti per i quali viene esercitato il diritto alla detrazione nel periodo di riferimento;

-       VP6 – Iva dovuta o a credito: va indicata la differenza degli importi indicati nei righi VP4 e VP5;

-       VP7 – Debito periodo precedente non superiore a 25,82 euro: va indicato l’eventuale importo a debito non versato nel periodo precedente;

-       VP8 – Credito periodo precedente: va indicato l’ammontare dell’Iva a credito risultante dalle liquidazioni precedenti dello stesso anno solare;

-       VP9 – Credito anno precedente: va indicato l’ammontare del credito Iva compensabile nel modello F24 che viene portato in detrazione nella liquidazione del periodo, al netto della quota già portata in detrazione nelle liquidazioni dei periodi precedenti dello stesso anno solare;

-       VP10 – Versamenti auto UE: va indicato l’ammontare complessivo dei versamenti relativi a cessioni avvenute nel periodo di riferimento relativi all’imposta dovuta per la prima cessione interna di autoveicoli oggetto di acquisto intracomunitario;

-       VP11 – Crediti d’imposta: va indicato l’ammontare dei particolari crediti d’imposta utilizzati nel periodo di riferimento a scomputo del versamento, esclusi quelli la cui compensazione avviene direttamente nel modello F24;

-       VP12 – Interessi dovuti per liquidazioni trimestrali: va indicato l’ammontare degli interessi dovuti (pari all’1%) calcolati sugli importi da versare relativamente alla liquidazione del trimestre;

-       VP13 – Acconto dovuto: va indicato l’ammontare dell’acconto dovuto, anche se non versato;

-       VP14 – Iva da versare o a credito: va indicato l’ammontare dell’Iva da versare o da trasferire all’ente o società controllante (nel caso di ente o società che aderisce alla liquidazione dell’Iva di gruppo) oppure l’ammontare dell’Iva a credito o da trasferire all’ente o società controllante.

La presentazione telematica e l’esame dei dati da parte dell’Agenzia delle entrate

Il modello di comunicazione deve essere presentato esclusivamente per via telematica, direttamente dal contribuente o per il tramite di intermediari abilitati.

I dati che pervengono all’Anagrafe Tributaria verranno acquisiti, ordinati e messi tempestivamente a disposizione dei contribuenti nella sezione “Consultazione” dell’area autenticata dell’interfaccia web “Fatture e corrispettivi” e nel “Cassetto fiscale”, oltre alle eventuali incoerenze dei versamenti effettuati rispetto all’importo dell’Iva da versare indicato nella comunicazione dei dati della liquidazione periodica.

Modalità di invio telematico

L’invio telematico delle comunicazioni all’Agenzia delle Entrate può avvenire solo attraverso il Sistema di Interscambio (SDI), per il tramite di intermediari accreditati oppure attraverso il servizio WEB gratuito, fruibile dal portale “Fatture e corrispettivi” dell’Agenzia delle Entrate, che prevede l’upload manuale dei singoli file.

Qualora intendiate usufruire dei servizi dello studio per espletare l’adempimento in argomento, vi preghiamo di compilare – per ciascuna liquidazione periodica da trasmettere – il file excel che vi verrà inviato a mezzo email, almeno due giorni prima della scadenza, onde permetterci di effettuare gli adempimenti necessari.

Lo studio resta a disposizione per ogni esigenza relativa alla materia trattata.

Dichiarazioni d’intento: dal 1° marzo 2017 cambia il modello

feb 21, 2017   //   by admin   //   Blog, Fiscodomani  //  No Comments

Con il provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate del 2 dicembre 2016 è stato approvato un nuovo modello da utilizzare per le dichiarazione d’intento da presentare telematicamente relativamente alle operazioni di acquisto da effettuare senza applicazione di IVA a partire dall’1 marzo 2017.

Il  nuovo modello non prevede più la possibilità di riferire la dichiarazione d’intento ad un determinato periodo di validità da specificare  nei campi 3  e 4  della sezione “Dichiarazione” che sono stati, pertanto, eliminati.

Gli esportatori abituali potranno utilizzare il nuovo modello di dichiarazione d’intento solo per gli acquisti da effettuare a partire  dall’1 marzo 2017.

Nel caso in cui sia stata presentata una dichiarazione d’intento, con  il vecchio modello, specificando il “periodo di validità” , gli esportatori abituali, per poter effettuare acquisti senza applicazione dell’IVA, dopo l’1 marzo 2017, dovranno ripresentare la dichiarazione con il nuovo modello.

Se al contrario sulla dichiarazione d’intento già presentata, non è stato specificato il  “periodo di validità”,  ma compilato il campo 1, “una sola operazione per un importo fino ad euro” o il campo 2 “operazioni fino a concorrenza di euro”, allora la dichiarazione avrà validità, fino a concorrenza dell’importo indicato, anche per le operazioni effettuate dopo il  01 marzo 2017. In tali casi, non deve essere ripresentata una nuova dichiarazione d’intento utilizzando il nuovo modello.

Resta invariata la possibilità di indicare, alternativamente, nella  sezione “Dichiarazione” l’importo della singola operazione (campo 1 del modello) che si intende acquistare senza l’applicazione dell’imposta o l’importo complessivo delle operazioni (campo 2). Pertanto si evidenzia che deve essere riservata particolare attenzione alla verifica dell’importo complessivamente fatturato senza IVA dal soggetto che riceve la dichiarazione d’intento, che non dovrà mai eccedere quanto indicato nella dichiarazione medesima.

Legge di bilancio per il 2017: novità per le imprese e i professionisti

gen 17, 2017   //   by admin   //   Blog, Fiscodomani  //  No Comments

Come già anticipato con il precedente post (relativo alle novità per le persone fisiche), con la pubblicazione nel S.O. della Gazzetta Ufficiale del 21 dicembre 2016, è giunta al traguardo la manovra fiscale per il 2017 (c.d. Legge di Bilancio), identificata come legge 232/2016. Ove non diversamente stabilito, la legge entra in vigore dal 1° gennaio 2017.

Nella presente nota informativa sono individuati gli argomenti di interesse generale, dei quali viene fornita solo una trattazione sintetica, allo scopo di offrire uno spunto di riflessione circa l’opportunità di approfondire le singole tematiche in successiva sede. Si auspica che i signori Clienti vorranno dedicare alla lettura della nota informativa il poco tempo necessario: lo studio resta a disposizione per ogni chiarimento e approfondimento.

Le novità fiscali sono contenute nell’articolo 1, composto di 638 commi. Tra gli argomenti di diretto interesse per i contribuenti in regime di impresa, sia individuale sia costituita in forma societaria, si segnalano i seguenti:

1) PROROGA “MAXI – AMMORTAMENTI”

L’incremento del costo di acquisizione del 40%, al solo fine di determinare le quote di ammortamento ed i canoni di leasing, è prorogato agli investimenti in beni strumentali nuovi effettuati entro il 31.12.2017 (30.6.2018 a condizione che entro il 31.12.2017 sia accettato il relativo ordine e siano pagati acconti in misura pari al 20% del costo di acquisizione).

Sono esclusi dall’agevolazione in esame i veicoli a deducibilità limitata di cui all’art. 164, comma 1, lett. b), TUIR e i veicoli concessi in uso promiscuo ai dipendenti ex lett. b-bis).

Per il calcolo dell’acconto IRPEF / IRES 2017 è necessario rideterminare il reddito 2016 senza considerare la maggiorazione del 40% dell’ammortamento/canoni di leasing.

2) “IPER – AMMORTAMENTI”

A favore delle imprese che effettuano investimenti in beni nuovi finalizzati a favorire processi di trasformazione tecnologica / digitale, ricompresi nell’Allegato A, entro il 31.12.2017 (ovvero entro il 30.6.2018 a condizione che entro il 31.12.2017 sia accettato il relativo ordine e siano pagati acconti in misura pari al 20% del costo di acquisizione), il costo di acquisizione è incrementato del 150%.

Per i soggetti in esame che effettuano nel suddetto periodo investimenti in beni immateriali strumentali di cui all’Allegato B, il costo di acquisizione è aumentato del 40%.

Il soggetto interessato deve produrre una dichiarazione del legale rappresentante ovvero, per i beni di costo superiore a € 500.000 una perizia tecnica giurata rilasciata da un ingegnere / perito industriale / ente di certificazione accreditato, attestante che il bene possiede le caratteristiche tecniche tali da includerlo nell’elenco di cui agli Allegati A / B e che il bene è interconnesso al sistema aziendale di gestione della produzione o alla rete di fornitura.

Per il calcolo dell’acconto IRPEF / IRES 2017 è necessario rideterminare il reddito 2016 senza considerare la maggiorazione del 150%-40% dell’ammortamento / canoni di leasing.

3) CREDITO RICERCA & SVILUPPO

È confermata l’estensione fino al 2020 (in precedenza riguardava il periodo 2015-2019) del credito d’imposta riconosciuto per le spese relative agli investimenti incrementali per ricerca e sviluppo nell’ambito dell’attività d’impresa.

Il credito è riconosciuto a condizione che:

  • le spese per attività di R&S del periodo d’imposta in relazione al quale si intende fruire dell’agevolazione siano complessivamente almeno pari a € 30.000;
  • si realizzi un incremento delle spese in esame rispetto al triennio precedente. Il credito è infatti riconosciuto, fino all’importo massimo annuo di € 20 milioni (in precedenza € 5 milioni), per un importo pari al 50% della spesa incrementale per le spese in a) strumenti ed attrezzature di laboratorio, competenze tecniche e privative industriali e b) personale impiegato nelle attività di ricerca e sviluppo (in precedenza personale altamente qualificato impiegato nelle attività di ricerca e sviluppo) e contratti di ricerca stipulati con Università / Enti e organismi di ricerca / altre imprese.

Le novità introdotte hanno efficacia a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31/12/2016. Il credito può essere utilizzato in compensazione “a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in cui sono stati sostenuti i costi”.

4) CONTABILITÀ SEMPLIFICATA “PER CASSA”

A decorrere dall’1.1.2017, le imprese in contabilità semplificata determinano il reddito in base al principio di cassa in luogo di quello di competenza. In particolare, il reddito d’impresa è pari alla differenza tra l’ammontare dei ricavi / altri proventi percepiti e quello delle spese sostenute.

A tale importo vanno aggiunti:

e sottratte le minusvalenze / sopravvenienze passive di cui all’art. 101, TUIR.

Non rilevano ai fini della determinazione del reddito le rimanenze iniziali / finali, quindi il reddito del periodo d’imposta in cui è applicabile il principio di cassa è ridotto “dell’importo delle rimanenze finali … che hanno concorso a formare il reddito dell’esercizio precedente secondo il principio della competenza”.

Al fine di evitare salti / duplicazioni di tassazione in caso di passaggio dal principio di cassa al regime ordinario (contabilità ordinaria), e viceversa, “i ricavi, i compensi e le spese che hanno già concorso alla formazione del reddito … non assumono rilevanza nella determinazione del reddito degli anni successivi”.

Anche la base imponibile IRAP è determinata sulla base del principio di cassa.

Limite ricavi contabilità semplificata

Il limite di ricavi, fissato dall’art. 18, comma 1, DPR n. 600/73, il cui mancato superamento consente, alle imprese individuali / società di persone, la tenuta della contabilità semplificata è rimasto fissato a € 400.000, per le prestazioni di servizi e ad € 700.000, per le altre attività, facendo riferimento ai ricavi percepiti in un anno intero / conseguiti nell’ultimo anno di applicazione del regime ordinario.

Le nuove disposizioni sono applicabili dal 2017. Con un apposito DM saranno definite le modalità attuative.

Opzione regime ordinario

I contribuenti che non intendono adottare il regime di cassa, possono optare per il regime di contabilità ordinaria. L’opzione ha effetto fino a revoca, con un periodo minimo di 3 anni.

5)       INTRODUZIONE DEL “GRUPPO IVA”

Al DPR n. 633/72 è stata aggiunto il nuovo “TITOLO V-bis”, che introduce la disciplina del “Gruppo IVA” (alternativo alla liquidazione IVA di gruppo ex art. 73, comma 3, DPR n. 633/72) utilizzabile a decorrere dal 2018. Il nuovo art. 70-bis, DPR n. 633/72 dispone che possono partecipare al Gruppo IVA i soggetti passivi IVA stabiliti in Italia che rispettano i vincoli finanziario, economico e organizzativo, a prescindere dalla circostanza che siano giuridicamente indipendenti.

Il vincolo finanziario sussiste in presenza di un rapporto di controllo sia diretto sia indiretto tra i soggetti partecipanti al Gruppo IVA; il vincolo economico sussiste quando tra i soggetti è riscontrabile lo svolgimento di un’attività principale dello stesso genere ovvero lo svolgimento di attività complementari o interdipendenti o, ancora di attività che avvantaggiano, pienamente o sostanzialmente, uno o più di essi. Si è in presenza di un vincolo organizzativo quando tra i soggetti passivi IVA “esiste un coordinamento, in via di diritto … o in via di fatto, fra gli organi decisionali degli stessi, ancorché tale coordinamento sia svolto da un altro soggetto”.

La “costituzione” del Gruppo IVA rappresenta un’alternativa alla (vigente) liquidazione IVA di gruppo disciplinata dall’art. 73, comma 3, DPR n. 633/72.

A decorrere dal 2017 alla predetta disciplina sono state apportate le seguenti modifiche:

*         l’opzione per la liquidazione IVA di gruppo va comunicata dalla società controllante con la dichiarazione IVA relativa all’anno di decorrenza della stessa;

*         si considera controllata la società le cui azioni / quote sono possedute per oltre la metà dall’altra, almeno dall’1.7 dell’anno precedente (in precedenza fin dall’1.1) quello di esercizio dell’opzione.

6) DEDUCIBILITÀ CANONI DI NOLEGGIO A LUNGO TERMINE AGENTI DI COMMERCIO

Il limite di rilevanza fiscale dei canoni per veicoli a favore degli agenti di commercio in caso di noleggio a lungo termine è incrementato a € 5.164,57. Prima della modifica in esame, il limite era pari a € 3.615,20 sia per le imprese / lavoratori autonomi sia per gli agenti di commercio.

Resta fermo a € 18.075,99 per le imprese / lavoratori autonomi e € 25.822,84 per gli agenti di commercio il limite di rilevanza fiscale per l’acquisto / leasing di autovetture.

7)       RIDUZIONE ALIQUOTA GESTIONE SEPARATA INPS

L’aliquota applicabile ai lavoratori autonomi titolari di partita IVA iscritti alla Gestione separata INPS, non iscritti ad altra gestione obbligatoria e non pensionati è ridotta dal 2017 al 25%.

8) NUOVA IMPOSTA SUL REDDITO D’IMPRESA (IRI)

Dal 2017 è introdotta l’Imposta sul reddito d’impresa (IRI) nella misura fissa del 24%, così come previsto per l’IRES in capo alle società di capitali.

Si tratta di un regime opzionale che intende incentivare la patrimonializzazione attraverso il reinvestimento degli utili all’interno delle piccole/medie imprese e, contemporaneamente, uniforma il trattamento fiscale con le società di capitali. L’imposta, disciplinata dal nuovo art. 55-bis, TUIR è applicabile alle imprese individuali / società di persone in contabilità ordinaria. In particolare:

*         il reddito d’impresa non concorre alla formazione del reddito complessivo IRPEF dell’imprenditore / socio ma viene assoggettato a tassazione “separata” con l’aliquota del 24%;

*         le somme che l’imprenditore / socio preleva dall’impresa sono tassate in capo agli stessi con le regole ordinarie IRPEF, con la possibilità di dedurre le stesse dal reddito d’impresa “nei limiti del reddito del periodo d’imposta e dei periodi d’imposta precedenti assoggettati a tassazione separata al netto delle perdite residue computabili in diminuzione dei redditi dei periodi d’imposta successivi”.

Il regime IRI è opzionale: l’opzione ha durata quinquennale, rinnovabile, e va esercitata nella dichiarazione dei redditi con effetto dal periodo d’imposta cui è riferita la dichiarazione. Il regime IRI non ha rilevanza ai fini previdenziali per i soggetti iscritti all’IVS.

9)       RIPORTO DELLE PERDITE, DELLE ECCEDENZE DI INTERESSI PASSIVI E DELL’ACE

In base all’art. 84, comma 1, TUIR le perdite fiscali conseguite in un periodo d’imposta possono essere computate in diminuzione dei redditi dei periodi successivi:

*         in misura non superiore all’80% del reddito imponibile di ciascun periodo d’imposta, per l’intero importo che trova capienza in tale ammontare;

*         entro il limite del reddito imponibile di ciascun periodo d’imposta successivo e per l’intero importo che trova capienza in tale ammontare se relative ai primi 3 periodi d’imposta dalla data di costituzione, sempreché si riferiscano ad una nuova attività produttiva.

Con la modifica del comma 3 del citato art. 84, la predetta limitazione è estesa:

FUSIONI / SCISSIONI

La medesima limitazione, già prevista per il riporto delle perdite fiscali, è introdotta agli artt. 172, comma 7 e 173, comma 10, TUIR relativamente alle eccedenze di interessi passivi indeducibili / ACE in presenza di fusione / scissione.

RIDUZIONE DEBITI D’IMPRESA

Con la modifica del comma 4-ter dell’art. 88, TUIR è previsto che in caso di concordato di risanamento, accordo di ristrutturazione dei debiti, ovvero piano attestato, pubblicato nel Registro delle Imprese o di procedure estere equivalenti, la riduzione dei debiti dell’impresa non costituisce sopravvenienza attiva per la parte eccedente le perdite, pregresse e di periodo, senza considerare, oltre al limite dell’80% e gli interessi passivi ex art. 96, comma 4, TUIR, anche la deduzione di periodo e l’eccedenza ACE.

10) RIDUZIONE AGEVOLAZIONE ACE

È confermata la riduzione al 2,3% dell’aliquota applicabile per il 2017 ai fini della determinazione del rendimento nozionale (c.d. deduzione ACE). A partire dal 2018 l’aliquota è fissata al 2,7%.

Con l’aggiunta del comma 6-bis all’art. 1, DL n. 201/2011 è previsto che per i soggetti diversi dalle banche / imprese di assicurazione la variazione in aumento del capitale proprio non ha effetto “fino a concorrenza dell’incremento delle consistenze dei titoli e valori mobiliari diversi dalle partecipazioni rispetto a quelli risultanti dal bilancio relativo all’esercizio in corso al 31 dicembre 2010”. Tale disposizione è applicabile “a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in corso alla data del 31 dicembre 2015”.

Ai fini della determinazione dell’acconto 2017 va considerata, quale imposta del periodo precedente, quella che si sarebbe ottenuta applicando l’aliquota del 2,3%.

Per le ditte individuali e le società di persone in contabilità ordinaria, già dal 2016, la determinazione dell’agevolazione ACE va individuata con le regole applicabili dalle società di capitali, ossia in base all’incremento netto del patrimonio. Per tali soggetti è comunque previsto che, al fine della determinazione dell’agevolazione ACE, va considerata anche la differenza tra il patrimonio netto 2015 e il patrimonio netto 2010.

11)   RIVALUTAZIONE BENI D’IMPRESA

Con la Legge di Bilancio 2017 viene riproposta la rivalutazione dei beni d’impresa e delle partecipazioni immobilizzate di controllo/collegamento.

La rivalutazione va effettuata nel bilancio 2016 e deve riguardare tutti i beni risultanti dal bilancio al 31.12.2015 appartenenti alla stessa categoria omogenea. Il saldo attivo di rivalutazione va imputato al capitale o in un’apposita riserva che ai fini fiscali è considerata in sospensione d’imposta. È possibile affrancare, anche parzialmente, tale riserva mediante il pagamento di un’imposta sostitutiva IRES / IRAP pari al 10%.

Il maggior valore dei beni è riconosciuto ai fini fiscali (redditi e IRAP) a partire dal terzo esercizio successivo a quello della rivalutazione (in generale, dal 2019) tramite il versamento di un’imposta sostitutiva determinata nelle seguenti misure:

  • 16% per i beni ammortizzabili;
  • 12% per i beni non ammortizzabili.

In caso di cessione / assegnazione ai soci / autoconsumo o destinazione a finalità estranee all’esercizio dell’impresa prima dell’inizio del quarto esercizio successivo a quello di rivalutazione (in generale, 1.1.2020), la plus / minusvalenza è calcolata con riferimento al costo del bene ante rivalutazione. Le imposte sostitutive dovute per il riconoscimento della rivalutazione e per l’eventuale affrancamento della riserva vanno versate in unica soluzione senza interessi, entro il termine previsto per il saldo delle imposte sui redditi. Gli importi dovuti possono essere compensati con eventuali crediti disponibili.

12)   ASSEGNAZIONE /CESSIONE AGEVOLATA/ TRASFORMAZIONE IN SOCIETA’ SEMPLICE

Si ripropone un trattamento fiscale di favore per le operazioni di assegnazione di beni ai soci, cessione di beni ai soci e trasformazione in società semplice, se perfezionate entro il 30 settembre 2017. La misura ha l’obiettivo di risolvere alcune situazioni interne alle imprese e/o risolvere le società di comodo.

13)   NOTE DI VARIAZIONE PROCEDURE CONCORSUALI / ESECUTIVE INDIVIDUALI

Per effetto dell’abrogazione dei commi 4, 6 e 11 e del secondo periodo del comma 5, introdotti dalla Finanziaria 2016, la disciplina delle note di variazione nell’ambito di procedure concorsuali viene ricondotta alla disciplina contenuta nel comma 2, con la conseguenza che non è più previsto:

  • la possibilità di emissione della stessa a partire dalla data in cui l’acquirente / committente è assoggettato alla procedura. Di conseguenza la nota di variazione potrà essere emessa soltanto alla chiusura della procedura;
  • l’esonero, per l’acquirente / committente, di registrazione della nota di credito ricevuta.

Di fatto, le disposizioni “di favore” previste dalla Finanziaria 2016 non troveranno applicazione, posto che le stesse dovevano entrare in vigore dalle procedure concorsuali aperte dal 2017.

Lo Studio rimane a disposizione per ogni ulteriore chiarimento.

La soppressione di Equitalia e la definizione agevolata delle cartelle di ruolo

nov 4, 2016   //   by admin   //   Blog, Fiscodomani  //  1 Comment

In data 24/10/2016 è stato pubblicato sulla G.U. il Decreto Legge c.d. “Collegato alla Finanziaria 2017”, contenente una serie di “disposizioni urgenti in materia fiscale”. Il Decreto dovrà entro 60 giorni essere convertito in legge ed è possibile che vengano effettuate modifiche al testo.

Ad oggi comunque il decreto prevede – tra altro – la soppressione di Equitalia a decorrere dal 1° luglio 2017 e la definizione agevolata dei ruoli affidati agli Agenti della riscossione dal 2000 al 2015.

A decorrere dal 1° luglio 2017, l’attività di riscossione è affidata alla (nuova) “Agenzia delle Entrate – Riscossione”. Il nuovo ente subentra, a titolo universale, nei rapporti giuridici attivi e passivi, anche processuali, delle società del Gruppo Equitalia e assume la qualifica di agente della riscossione.

Anche per facilitare la transizione, è prevista la definizione agevolata delle somme iscritte nei ruoli affidati agli Agenti della riscossione dal 2000 al 2015, che consiste nell’estinguere il debito, senza sanzioni e interessi, effettuando il pagamento integrale, anche dilazionato (in un massimo di 4 rate, su cui sono dovuti gli interessi), delle somme:

  • affidate all’Agente della riscossione a titolo di capitale e interessi;
  • maturate a favore dell’Agente della riscossione a titolo di aggio e di rimborso delle spese per procedure esecutive / notifica della cartella di pagamento.

Tale beneficio spetta anche ai soggetti che hanno già pagato parzialmente, anche a seguito di provvedimenti di dilazione emessi dall’Agente della riscossione, le somme dovute relativamente ai predetti ruoli, a condizione che, rispetto ai piani rateali in essere, siano effettuati i versamenti in scadenza nel periodo 1.10 – 31.12.2016.

La definizione agevolata non può essere richiesta per le somme iscritte a ruolo riguardanti:

  • risorse proprie tradizionali ex art. 2, par. 1, lett. a) e b), Decisione 31.10.94, n. 94/728/CE, Euratom e l’IVA riscossa all’importazione;
  • recupero di aiuti di Stato;
  • crediti derivanti da pronunce di condanna della Corte dei Conti;
  • multe, ammende e sanzioni pecuniarie dovute a seguito di provvedimenti e sentenze penali di condanna;
  • sanzioni amministrative per violazioni del Codice della strada (sul punto, però, sono in corso emendamenti in sede parlamentare).

Il soggetto interessato deve manifestare la volontà di avvalersi della definizione agevolata mediante un’apposita dichiarazione da effettuare:

  • entro il 21 gennaio 2017 (90 giorni dalla data di entrata in vigore del Decreto in esame);
  • utilizzando la modulistica che sarà resa disponibile sul sito Internet dell’Agente della riscossione.

Nella dichiarazione dovrà essere indicato, tra l’altro, il numero di rate scelto e l’eventuale pendenza di giudizi aventi ad oggetto i carichi cui si riferisce la dichiarazione, con l’impegno a rinunciare a tali giudizi. A seguito della presentazione della domanda di definizione:

  • sono sospesi i termini di prescrizione / decadenza per il recupero dei carichi oggetto della stessa;
  • l’Agente della riscossione non può avviare nuove azioni esecutive, iscrivere nuovi fermi amministrativi / ipoteche, proseguire le azioni di recupero coattivo precedentemente avviate, sempreché non abbia avuto luogo il primo incanto con esito positivo ovvero non sia stata presentata istanza di assegnazione o emesso provvedimento di assegnazione dei crediti pignorati.

Al fine di beneficiare degli effetti della definizione, la dichiarazione va presentata anche dai soggetti che, per effetto dei pagamenti parziali, hanno già corrisposto integralmente le somme dovute relativamente ai carichi in esame.

Per quanto attiene il pagamento, entro il 21 aprile 2017 (180 giorni dalla data di entrata in vigore del Decreto in esame), l’Agente della riscossione comunica al debitore l’importo complessivo delle somme dovute per la definizione, l’ammontare delle singole rate e la relativa data di scadenza. In particolare:

  • la I e II rata corrisponderanno ciascuna ad 1/3 delle somme dovute
  • la III e IV rata corrisponderanno ciascuna ad 1/6 delle somme dovute.

La scadenza della III rata non può superare il 15 dicembre 2017, quella della IV rata non può superare il 15 marzo 2018.

L’eventuale mancato / tardivo / insufficiente versamento delle somme dovute (unica soluzione o una rata) non consente il perfezionamento della definizione con conseguente ripresa dei termini di prescrizione / decadenza per il recupero dei carichi oggetto della dichiarazione.

Sarà ns. cura aggiornarvi sulle variazioni che – eventualmente – interverranno nel corso dell’iter parlamentare di approvazione.

Il reverse charge esteso a console, tablet PC e laptop dal 02/05/2016

apr 12, 2016   //   by admin   //   Blog, Fiscodomani  //  No Comments

Come noto, il reverse charge consiste nel rovesciamento dell’obbligo di applicazione dell’IVA, che è posto in capo all’acquirente / committente anziché al cedente / prestatore. In particolare, il cedente / prestatore emette fattura senza addebito dell’IVA, che deve essere:

  • integrata dall’acquirente / committente con indicazione dell’aliquota e della relativa imposta;
  • annotata da quest’ultimo sia nel registro delle fatture emesse che nel registro degli acquisti.

Nell’ambito del recepimento delle Direttive comunitarie n. 2013/42/UE e 2013/43/UE, disposto dalla Legge n. 154/2014, c.d. “Legge di delegazione europea 2013”, il Governo ha approvato il D.Lgs. n. 24/2016, contenente specifiche disposizioni “contro le frodi in materia di IVA che prevedono l’applicazione (temporanea) del reverse charge a talune operazioni “a rischio frodi” modificando l’art. 17, DPR n. 633/72.

La nuova denominazione dell’ art. 17, DPR n. 633/72

Innanzitutto il Decreto in esame provvede a ridenominare la rubrica del citato art. 17 da “Soggetti passivi” a Debitori d’imposta”, allo scopo di individuare più precisamente il soggetto passivo in capo al quale sorge il debito d’imposta.

La nuova fattispecie di applicazione del reverse charge

In particolare al comma 6 del citato art. 17 sono apportate le seguenti modifiche:

  • è soppresso il riferimento ai “loro componenti ed accessori. Il reverse charge è quindi limitato alle cessioni di telefoni cellulari soggetti alla tassa CC.GG. ex art. 21 della Tariffa, DPR n. 641/72.

La previsione in esame è operativa già dal 1.4.2011 a seguito dell’autorizzazione concessa dal Consiglio UE con la Decisione 22.10.2010, n. 2010/710/UE e interessa “le sole cessionieffettuate nella fase distributiva che precede il commercio al dettaglio”;

  • è stata inserita la nuova previsione relativa alle “cessioni di console da gioco, tablet PC e laptop, nonché alle cessioni di dispositivi a circuito integrato, quali microprocessori e unità centrali di elaborazione, effettuate prima della loro installazione in prodotti destinati al consumatore finale”.

La sopra riportata previsione, limitatamente alle cessioni di “dispositivi a circuito integrato, quali microprocessori e unità centrali di elaborazione, prima della loro installazione in prodotti destinati al consumatore finale”, è già operativa dall’1.4.2011 a seguito della citata Decisione UE n. 2010/710/UE.

È opportuno che l’Agenzia delle Entrate intervenga a chiarire l’ambito oggettivo (individuazione puntuale dei beni) e soggettivo (il reverse charge è applicabile alla fase distributiva fino al commercio al dettaglio?) relativamente alla nuova fattispecie;

  • sono soppresse le lett. d) e d-quinquies), che riguardavano l’applicazione del reverse charge alle cessioni di materiali e prodotti lapidei, direttamente provenienti da cave e miniere ed alle cessioni di beni effettuate nei confronti della grande distribuzione. Si tratta di due fattispecie mai entrate in vigore per la mancata autorizzazione della misura speciale di deroga da parte della Commissione UE.

In base al nuovo comma 8 dell’art. 17 in esame, le novità di cui sopra, che hanno natura temporanea, sono applicabili fino al 31.12.2018.

Decorrenza delle nuove disposizioni

Le nuove disposizioni sopra esaminate entrano in vigore il 3.3.2016. Tuttavia relativamente alla nuova fattispecie di reverse charge (cessioni di console da gioco, tablet pc e laptop) l’applicazione della nuova disposizione decorre dalle operazioni effettuate dal 2.5.2016.

Tabella riepilogativa

Operazione soggetta a reverse charge

ex art. 17, comma 6, DPR n. 633/72

Decorrenza Fino al
a) Prestazioni di servizi diversi di quelli di cui alla lett. a-ter), compresa la prestazione di manodopera, rese nel settore edile da soggetti subappaltatori nei confronti delle imprese che svolgono l’attività di costruzione o ristrutturazione di immobili ovvero nei confronti dell’appaltatore principale o di un altro subappaltatore 1.1.2007
a-bis) Cessioni di fabbricati o di porzioni di fabbricato di cui ai nn. 8-bis) e 8-ter) dell’art. 10 per le quali nel relativo atto il cedente abbia espressamente manifestato l’opzione per l’imposizione 26.6.2012 (*)
a-ter) Prestazioni di servizi di pulizia, di demolizione, di installazione di impianti e di completamento relative ad edifici 1.1.2015
a-quater) Prestazioni di servizi rese dalle imprese consorziate nei confronti del consorzio aggiudicatario di una commessa con un Ente pubblico al quale il consorzio applica l’IVA con lo “split payment” Autorizzazione UE
b) Cessioni di apparecchiature terminali per il servizio pubblico radiomobile terrestre di comunicazioni soggette alla tassa CC.GG. ex art. 21 della Tariffa, DPR n. 641/72 1.4.2011 31.12.2018
c) Cessioni di microprocessori e unità centrali di elaborazione prima della loro installazione in prodotti destinati al consumatore finale 1.4.2011 31.12.2018
Cessioni di console da gioco, tablet PC e laptop 2.5.2016
d) Cessioni di materiali e prodotti lapidei, direttamente provenienti da cave e miniere Mancata autorizzazione UE
d-bis) Trasferimenti di quote di emissioni di gas a effetto serra ex art. 3, Direttiva n. 2003/87/CE, trasferibili ex art. 12, Direttiva n. 2003/87/CE 1.1.2015 31.12.2018
d-ter) Trasferimenti di altre unità che possono essere utilizzate dai gestori per conformarsi alla Direttiva n. 2003/87/CE e di certificati relativi al gas e all’energia elettrica 1.1.2015 31.12.2018
d-quater) Cessioni di gas e di energia elettrica a un soggetto passivo-rivenditore ai sensi dell’art. 7-bis, comma 3, lett. a) 1.1.2015 31.12.2018
d-quinquies) Cessioni di beni effettuate nei confronti di ipermercati, supermercati e discount alimentari Mancata autorizzazione UE
(*) Il reverse charge era già applicabile dall’1.10.2007 alle cessioni di immobili strumentali ex art. 10, n. 8-ter, lett. d), DPR n. 633/72 (imponibilità per opzione). Dall’1.3.2008 l’applicazione del reverse charge è stata estesa alle cessioni di immobili strumentali di cui alla lett. b) del citato n. 8-ter (a soggetti con pro rata non superiore al 25%).

Canone Rai in bolletta: comunicazione entro il 30 aprile 2016 per evitare l’addebito (se non dovuto)

mar 31, 2016   //   by admin   //   Blog, Fiscodomani  //  No Comments

La Legge di Stabilità 2016, commi 152-160, ha stabilito che il canone RAI venga addebitato unitamente all’utenza elettrica.

Il punto di partenza è rappresentato, quindi, dall’esistenza di un’utenza elettrica per uso domestico residenziale. Il canone RAI non si paga sulle seconde case, poiché è dovuto una sola volta per tutti gli apparecchi detenuti nei luoghi adibiti a propria residenza o dimora dallo stesso soggetto e dai soggetti appartenenti alla stessa famiglia anagrafica.

Per ovviare al pagamento del canone non dovuto, ossia:

*        quando nessun componente della famiglia detiene apparecchi televisivi in nessuna delle abitazioni per le quali è titolare di utenza elettrica per uso domestico;

*        quando il titolare di un’utenza di energia elettrica non deve pagare il canone perché già versato da un altro componente della famiglia, intestatario anch’esso di utenza elettrica (è il caso, ad esempio, di due soggetti che fanno parte della stessa famiglia anagrafica, ma sono titolari di utenze elettriche separate);

è possibile presentare una dichiarazione sostitutiva, di cui l’Agenzia delle Entrate, con provvedimento n. 45059 del 24/03/2016, ha approvato il modello e le relative modalità di presentazione.

L’invio della dichiarazione sostitutiva è consentito in via telematica o tramite raccomandata. In via transitoria, la dichiarazione presentata entro il 30 aprile 2016 ha effetto per l’intero canone dovuto per l’anno 2016. A regime, i termini vanno dal 1° luglio al 31 gennaio dell’anno di riferimento (ad esempio, la dichiarazione presentata dal 1° luglio 2016 e non oltre il 31 gennaio del 2017, avrà effetto per l’intero canone del 2017).

Chi possiede solo un computer privo di sintonizzatore TV non deve pagare il canone, visto che solo apparecchi atti od adattabili a ricevere il segnale audio/video attraverso la piattaforma terrestre e/o satellitare sono assoggettabili a canone TV. Diversamente, se i computer consentono l’ascolto e/o la visione dei programmi radiotelevisivi via Internet e non attraverso la ricezione del segnale digitale terrestre o satellitare non sono assoggettabili a canone (nota Min. Sviluppo Economico 22 febbraio 2012).

La dichiarazione di non detenzione di apparecchi tv ha validità annuale. La dichiarazione deve essere presentata all’Agenzia delle Entrate esclusivamente dai titolari di un’utenza per la fornitura di energia elettrica per uso domestico residenziale o dall’erede, se l’utenza è intestata transitoriamente a un soggetto deceduto.

Per l’invio telematico del modello da parte del contribuente è disponibile una specifica applicazione web sul sito dell’Agenzia, alla quale si accede con le credenziali Fisconline o Entratel. Il contribuente può anche delegare un intermediario abilitato.

Nei casi in cui non sia possibile la trasmissione telematica, il modello può essere presentato, unitamente a una copia di un documento d’identità, tramite servizio postale in plico raccomandato senza busta al seguente indirizzo: Agenzia delle entrate, Ufficio di Torino 1, S.A.T. – Sportello abbonamenti TV – Casella Postale 22 – 10121 Torino.

I contribuenti che attivano nuove utenze di energia elettrica per uso domestico residenziale  presentano la dichiarazione di non detenzione, o segnalano il familiare che paga il canone, entro la fine del primo mese successivo a quello di attivazione dell’utenza. In via transitoria per le utenze attivate a gennaio e febbraio 2016, il modello con la dichiarazione sostitutiva presentato entro il 30 aprile prossimo, ha effetto a decorrere dalla data di attivazione della fornitura stessa.

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