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La legge di stabilità per il 2016 in sintesi – le novità per le persone fisiche

gen 14, 2016   //   by admin   //   Blog, News  //  3 Comments

Con la pubblicazione nel Supplemento Ordinario della Gazzetta Ufficiale del 30 dicembre 2015, giunge al traguardo la manovra fiscale per il 2016 (c.d. Legge di Stabilità), identificata come L. 208/2015. Ove non diversamente stabilito, la Legge di Stabilità entra in vigore dal 1° gennaio 2016.

Il provvedimento, costituito di un solo articolo di ben 999 commi, è molto articolato. Iniziamo la nostra sintetica analisi con gli argomenti di interesse per i contribuenti persone fisiche, a cui seguiranno due approfondimenti dedicati rispettivamente alle significative novità in tema di IMU e TASI (commi 10,13, 14, 53 e 54) e alla proroga delle detrazioni per ristrutturazioni e miglioramento dell’efficienza energetica (commi 74, 75 e 88).

1) Blocco degli incrementi delle aliquote Iva (commi 6, 7)

Viene rinviato al 2017 l’aumento delle aliquote IVA e delle accise che avrebbe dovuto applicarsi già dal 2016. In particolare, l’aliquota Iva del 10% passerà al 13% dal 2017, mentre l’aliquota del 22% passerà al 24% dal 2017 e al 25% dal 2018.

2) Provvedimenti per favorire l’acquisto di abitazioni (commi 55, 56 e 76-84)

Il comma 55 prevede che l’agevolazione prima casa si applichi anche nel caso in cui l’acquirente, al momento dell’acquisto, sia ancora proprietario della precedente “prima casa”, purché, però, egli la venda entro 1 anno dal “nuovo” acquisto agevolato. Il comma 56 dispone una detrazione IRPEF del 50% dell’importo dell’Iva sull’acquisto effettuato entro il 31 dicembre 2016 di unità immobiliari a destinazione residenziale di classe energetica A o B cedute dalle imprese costruttrici. La detrazione è ripartita in 10 quote annuali a partire dall’anno di acquisto. I commi da 76 a 84  introducono la disciplina dei contratti di leasing per l’acquisto di immobili da adibire ad abitazione principale, prevedendo alcune agevolazioni di carattere fiscale per gli acquirenti di età inferiore a 35 anni con un reddito annuo non superiore a 55 mila euro. Si prevede che le disposizioni in commento abbiano validità temporanea dal 1° gennaio 2016 fino al 31 dicembre 2020.

3) Modifiche all’art. 13 legge 431/1998 sulle locazioni di immobili ad uso abitativo (comma 59)

Le novità riguardano in particolare: l’inserimento dell’obbligo, a carico del locatore, di provvedere alla registrazione del contratto nel termine perentorio di 30 giorni, dandone documentata comunicazione, nei successivi 60 giorni, al conduttore ed all’amministratore del condominio; l’inserimento della possibilità di un’azione dinanzi all’autorità giudiziaria nei casi in cui il locatore non abbia provveduto alla prescritta registrazione del contratto nel termine perentorio succitato.

4) Modifiche all’entità ed alla modalità di pagamento del canone RAI (commi 152- 164)

Il canone ammonta a 100 euro e la riscossione avverrà per il tramite delle bollette di fornitura di energia elettrica in 10 rate mensili decorrenti da gennaio a ottobre; per il solo 2016, la riscossione avverrà a partire dal 1° luglio 2016, con recupero di tutte le rate pregresse non addebitate. Il canone è dovuto, per il nucleo familiare, nel luogo dove esiste fornitura di energia e si trova la residenza anagrafica del soggetto, fermo restando che l’obbligo scatta in conseguenza della detenzione dell’apparecchio. L’eventuale dichiarazione per superare la presunzione di possesso dell’apparecchio va presentata all’Agenzia delle entrate – Direzione Provinciale I di Torino – ufficio territoriale di Torino I – Sportello S.A.T., con modalità da definirsi con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate. Si dispone che l’autorizzazione allo scambio di informazioni tra l’Anagrafe tributaria, l’Authority per l’energia elettrica, il gas e il sistema idrico, l’Acquirente Unico Spa, il Ministero dell’Interno, i Comuni, nonché gli altri soggetti pubblici o privati che ne hanno la disponibilità – per l’attuazione delle disposizioni sul pagamento del canone in bolletta – riguarda tutte le informazioni utili ed in particolare i dati relativi alle famiglie.

5) Innalzamento dei limiti per l’uso del contante e disposizioni sull’uso della cd. moneta elettronica (commi 898, 900, 901, 902, 903 e 904)

Viene innalzato da 1.000 euro a 3.000 euro il limite al di sotto del quale è ammessa la trasferibilità del denaro contante, dei libretti di deposito bancari e postali al portatore o di titoli al portatore. Viene tuttavia lasciato immutato a 1.000 euro l’importo a partire dal quale gli assegni bancari e postali, gli assegni circolari ed i vaglia postali e cambiari devono recare l’indicazione del nome o della ragione sociale del beneficiario e la clausola di non trasferibilità. Resta, inoltre, fermo a 999,99 euro il limite per il saldo dei libretti di deposito bancari o postali al portatore e la soglia per il servizio di “rimessa in denaro” (c.d. money transfer).

Viene abrogato l’articolo 12, comma 1.1, D.L. 201/2011 che prevedeva, in deroga ai canonici limiti antiriciclaggio, l’obbligo di pagamenti tracciati per i canoni di locazione di unità abitative e l’articolo 32-bis, comma 4, D.L. 133/2014 che prevedeva che tutti i soggetti della filiera dei trasporti dovevano provvedere al pagamento del corrispettivo per le prestazioni rese in adempimento di un contratto di trasporto di merci su strada, utilizzando strumenti tracciabili. Resta l’obbligo, per la Pubblica Amministrazione di procedere al pagamento degli emolumenti, a qualsiasi titolo erogati (pensioni, stipendi…), superiori a mille euro esclusivamente mediante l’utilizzo di strumenti telematici.

Si estende l’obbligo per i commercianti e i professionisti di accettare pagamenti anche mediante carte di credito, oltre che di debito, tranne nei casi di oggettiva impossibilità tecnica ed a prescindere da qualsiasi importo minimo. Il comma 901 estende, dal 1° luglio 2016, l’obbligo di consentire il pagamento della sosta (parcometri) con moneta elettronica.

6 ) Maggiori benefici per la detrazione di spese funebri e semplificazione della detrazione per spese di istruzione universitaria (commi 954 e 955)

A decorrere dal 2016 (anno 2015 di sostenimento della spesa) le spese funebri saranno detraibili, nella misura massima di 1.550 euro per soggetto deceduto, anche se sostenute per persone diverse da quelle indicate nell’articolo 433, cod. civ..

Nel caso di frequenza presso università private e/o università estere, la misura della spesa rilevante darà fissata con decreto del Ministero dell’Istruzione, dell’università e della Ricerca, da emanarsi entro il 31 dicembre, tenendo conto degli importi medi delle tasse e dei contributi dovuti alle università statali. La norma decorre dal 2015; per il 2015 il D.M. sarà adottato entro il 31 gennaio 2016

7) Carta per acquisti culturali (comma 979)

A tutti i cittadini italiani o di altri Paesi membri dell’UE che risiedono in Italia, che compiono 18 anni nel 2016, è assegnata una Carta elettronica, dell’importo massimo di 500 euro, che può essere utilizzata per ingressi a teatro, cinema, musei, mostre e (altri) eventi culturali, spettacoli dal vivo, per l’acquisto di libri e per l’accesso a monumenti, gallerie e aree archeologiche e parchi naturali.

Come detrarre l’IVA sulle perdite su crediti in caso di procedure concorsuali

apr 1, 2015   //   by admin   //   Blog, News  //  No Comments

Riferimenti:

Art. 26 D.P.R. 633/72 e ss.mm.

Circolare n. 77/E del 17/04/2000

Risoluzione n. 127/E del 03/04/2008

Indice degli argomenti:

  1. Presupposti giuridici
  2. L’art. 26 D.P.R. 633/72, Variazioni dell’imponibile o dell’imposta
  3. Presupposti per l’esercizio del diritto
  4. Termine per l’esercizio del diritto
  5. Tabella riepilogativa
  6. 6. … de iure condendo … La norma di comportamento n. 192 AIDC

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La contabilizzazione delle fatture in regime di “reverse charge”

mar 12, 2015   //   by admin   //   Blog, News  //  3 Comments

Come anticipato nello scorso mese di gennaio (qui il post relativo) a decorrere dal 1° gennaio 2015 per opera delle modifiche introdotte dalla Legge di Stabilità è stato ampliato il novero delle operazioni riconducibili al meccanismo dell’inversione contabile:

  • prestazioni di servizi di pulizia, di demolizione, di installazione di impianti e di completamento relative ad edifici;
  • trasferimenti di quote di emissione di gas a effetto serra;
  • trasferimenti di altre unità che possono essere utilizzate dai gestori e di certificati relativi al gas e all’energia elettrica;
  • cessioni di gas e di energia elettrica ad un soggetto passivo rivenditore;
  • cessioni di bancali in legno (pallets) recuperati a cicli di utilizzo successivi al primo;
  • cessioni di beni effettuate nei confronti degli ipermercati, dei supermercati e dei discount alimentari (l’applicazione del reverse charge a quest’ultima casistica ad oggi non è ancora operativa, in quanto subordinata al rilascio di un’autorizzazione comunitaria).

L’assolvimento dell’Iva con il meccanismo del il “reverse charge”

Il meccanismo dell’inversione contabile consiste nell’inversione dell’obbligo di assolvimento dell’Iva e può essere applicato esclusivamente alle operazioni poste in essere tra due soggetti passivi Iva. Il soggetto che effettua la cessione di beni o la prestazione di servizi soggetta a reverse charge non è tenuto ad addebitare l’imposta tramite l’esercizio della rivalsa: nella fattura emessa sono indicati, in luogo del tributo, gli estremi della norma che prevede l’applicazione dell’inversione contabile. Vengono, pertanto, trasferiti sull’acquirente del bene/servizio una serie di adempimenti necessari alla liquidazione dell’imposta.

L’acquirente è obbligato a riportare l’aliquota e l’importo dell’imposta in due modi diversi a seconda della natura della operazione effettuata, che può comportare a seconda della tipologia di acquisto effettuato:

  • l’obbligo di integrazione della fattura del fornitore con l’indicazione dell’aliquota e dell’imposta;
  • l’obbligo di emissione di una autofattura.

La fattura integrata, ovvero l’autofattura, deve poi essere registrata distintamente nel registro Iva acquisti e, contemporaneamente, nel registro Iva vendite dell’acquirente. In alternativa, possono essere utilizzati appositi registri separati. Tale doppia registrazione comporta per l’acquirente sia Iva a credito che Iva a debito, mentre il venditore non rileverà alcuna Iva a debito in relazione alle operazioni effettuate in regime di “reverse charge”.

Solitamente, non è necessario effettuare alcun versamento effettivo all’erario relativo all’operazione in oggetto, in quanto, ad eccezione dei casi in cui trovano applicazione norme che prevedono l’indetraibilità del tributo assolto sugli acquisti, la doppia registrazione determina una neutralizzazione del debito con il credito dell’imposta.

Venditore –> Emette fattura senza la rivalsa dell’Iva, registra la fattura di vendita nel registro Iva vendite e conseguentemente non ha alcun debito verso l’Erario per l’operazione fatturata in regime di reverse charge.
Acquirente –> Generalmente, integra la fattura ricevuta con l’indicazione dell’aliquota Iva specifica per l’acquisto di beni o servizi effettuato, registra la fattura di acquisto sia sul registro Iva acquisti sia sul registro Iva vendite (è consigliabile creare due registri Iva specifici per le operazioni in reverse charge) con la rilevazione dell’importo dell’Iva sia a credito sia a debito e versa all’Erario l’Iva dovuta solo nel caso di regime di indetraibilità dell’Iva assolta sugli acquisti.Al posto di integrare la fattura di acquisto, nei casi in cui è obbligatoria e nei casi in cui il venditore non emette la fattura entro i termini stabiliti per legge, va emessa una autofattura. È preferibile adottare due registri Iva (vendite e acquisti) separati per la sola registrazione delle autofatture.

L’integrazione della fattura di acquisto

Esemplifichiamo le modalità di integrazione della fattura di acquisto analizzando uno dei casi più frequenti di applicazione del reverse charge: le prestazioni di servizi, compresa la manodopera, rese dai subappaltatori nei confronti dell’appaltatore principale nel settore dell’edilizia (art.17, co.6 lett.a) d.P.R. n.633/72).

La società xxxx Srl ha effettuato lavori di intonacatura eseguiti su un immobile commerciale in base ad un contratto di subappalto stipulato con la ditta Lavori edili Srl per un imponibile pari a 10.000 euro in data 31 gennaio 2015, emettendo la fattura con l’indicazione “Soggetta a reverse charge ai sensi dell’art.17, co.6, lett.a) d.P.R. n.633/72”. Le fatture emesse in applicazione del meccanismo dell’inversione contabile sono esenti dall’imposta di bollo in quanto comunque relative ad operazioni soggette ad Iva.

L’appaltatore Lavori edili Srl procede ad integrare la fattura con l’indicazione dell’Iva pari a 2.200 euro e del totale del documento pari a 12.200 euro e a registrare il documento sia sul “registro Iva Acquisti in reverse charge” sia sul “registro Iva Vendite in reverse charge”, entro quindici giorni dal ricevimento, con riferimento al relativo mese.

Contabilmente la ditta Lavori edili Srl annoterà le seguenti movimentazioni:

c Registro Iva Acquisti in reverse charge:

31/01/15 Lavori conto terzi (ce)

Iva a credito r.c. (sp)

a Debito vs xxxx Srl (sp) 10.000,00

2.200,00

12.200,00

Per rendere neutro l’impatto dell’Iva, nel caso in cui non siano presenti limitazioni alla detrazione dell’Iva assolta sugli acquisti, si annoterà sul Registro Iva Vendite in reverse charge:

31/01/15 Credito vs xxxx Srl (sp) a Credito vs xxxxx Srl (sp)

Iva a debito r.c. (sp)

12.200,00 10.000,00

2.200,00

Poi si procederà a chiudere la partita del cliente fittizio Rossi Srl (Credito vs Rossi Srl), in quanto il debito effettivo verso la Rossi Srl è pari a 10.000 euro (il solo imponibile) e non a 12.200 euro come risulterebbe dalla sola registrazione sul registro Iva Acquisti in reverse charge:

31/01/15 Debito vs xxxxx Srl (sp) a Credito vs xxxx Srl (sp) 2.200,00 2.200,00

Si ricorda che tutti gli ERP aziendali permettono di effettuare, a seguito della prima registrazione della fattura di acquisto integrata sul registro Iva acquisti in reverse charge (ovvero sul registro Iva delle fatture di acquisto), la duplice registrazione successiva in automatico, di modo da annotare la stessa scrittura anche sul registro Iva vendite in reverse charge (ovvero sul registro Iva delle fatture di vendita) e neutralizzare le partite di credito e di debito aperte per lo stesso importo dell’Iva.

L’Agenzia delle Entrate ha consentito ai soggetti tenuti all’applicazione dell’inversione contabile l’utilizzo di una procedura semplificata, diversa da quella esemplificata, tale da evitare duplicazioni nella numerazione e registrazione dei documenti. La facilitazione consiste nella sola annotazione della fattura di acquisto integrata in un unico registro sezionale, a condizione che l’imponibile e l’imposta complessivi siano riportati in un registro riepilogativo che consenta la liquidazione periodica del tributo e la rilevazione immediata delle fatture in caso di controllo (vedasi Risoluzione n.144/E/99).

La registrazione della autofattura

Le modalità di emissione e registrazione della autofattura vengono utilizzate nel caso delle cessioni di beni e prestazioni di servizi, territorialmente rilevanti ai fini Iva in Italia, poste in essere da un soggetto passivo di imposta in uno Stato extraUE. Il cessionario o committente nazionale, in questi casi, deve assolvere l’imposta sul valore aggiunto in Italia tramite emissione di autofattura (art.21, co.6-ter d.P.R. n.633/72), emettendola in un unico esemplare recante l’annotazione che si tratta di “autofatturazione”.

La società xxxx Srl ha ricevuto una fattura di acquisto in data 31 gennaio 2015 per prestazioni di servizi da un fornitore extraUE, per un importo di 10.000 euro, dopo avere provveduto alla conversione in euro dell’imponibile indicato in valuta estera sul documento ricevuto. La xxxx Srl richiama nel corpo della autofattura gli estremi della originaria fattura estera (ragione sociale, indirizzo, partita Iva del fornitore, numero e data), ripete l’importo della prestazione di servizi applicando l’aliquota Iva prevista in Italia per quella tipologia di acquisto, nel caso in questione Iva al 22% pari a 2.200 euro e numera autonomamente la autofattura. La numerazione della autofattura può essere autonoma (nel caso di utilizzo di un registro sezionale) ovvero progressiva con quella delle normali fatture di vendite emesse.

c Registro Iva acquisti autofatture:

31/01/15 Costi per servizi (ce)

Iva a credito autofatture (sp)

a Debito vs Fornitore estero (sp) 10.000,00

2.200,00

12.200,00

c Registro Iva vendite autofatture:

31/01/15 Credito vs Fornitore estero (sp) a Credito vs Fornitore estero (sp)

Iva a debito autofatture (sp)

12.200,00 10.000,00

2.200,00

Poi si procederà a chiudere la partita del cliente fittizio Fornitore estero, in quanto il debito effettivo verso lo stesso è pari a 10.000 euro (il solo imponibile) e non a 12.200 euro:

31/01/15 Debito vs Fornitore estero (sp) a Credito vs Fornitore estero (sp) 2.200,00 2.200,00
La Circolare n.37/E/11 ha chiarito che è possibile, alternativamente alla modalità di contabilizzazione esemplificata, annotare le autofatture in un registro sezionale, con adozione di una numerazione distinta. In tal caso, gli obblighi in tema di numerazione delle fatture e di annotazione delle stesse sia sul registro Iva vendite sia sul registro Iva acquisti sono soddisfatti anche se si procede ad una unica annotazione delle autofatture emesse a seguito dell’applicazione del meccanismo del reverse charge su un apposito registro sezionale, fermo restando che nelle liquidazioni e nelle dichiarazioni Iva devono trovare distinta visualizzazione l’imposta a debito e l’imposta a credito relative a tali operazioni.

Le sanzioni in caso di errato Reverse Charge

Le novità in tema di reverse charge impongono una ampia riflessione sulle conseguenze dell’errata applicazione del meccanismo della inversione contabile. In particolare occorre chiedersi, in assenza di una circolare esplicativa che voglia fare salvi tutti i comportamenti adottati tra il 1° gennaio e la data di emissione della stessa, come si verrà sanzionati, ad esempio, in caso di omessa fatturazione di operazioni soggette a reverse charge, omesso reverse charge senza assolvimento dell’imposta, omesso reverse charge con assolvimento dell’imposta.

La norma di riferimento in caso di non corretta applicazione dell’inversione contabile, e relativamente alle operazioni considerate soggette al meccanismo del reverse charge, è il comma 9-bis dell’art.6 D.Lgs n.471/97, il quale contempla le seguenti fattispecie e prevede le seguenti sanzioni:

Tipologia di errore Sanzione Obbligato
mancato assolvimento dell’imposta in reverse charge tra il 100 e il 200 per cento dell’Iva, con un minimo di 258 euro cessionario/committente
irregolare addebito dell’Iva da parte del cedente/prestatore con omissione del versamento tra il 100 e il 200 per cento dell’Iva in solido
mancata emissione della fattura tra il 5 e il 10% del corrispettivo con un minimo di 516 euro e obbligo del cessionario/committente di regolarizzare l’omissione cessionario/committente
irregolare assolvimento dell’imposta sanzione del 3% dell’Iva con riconoscimento del diritto alla detrazione in solido

Quanto suddetto si rende applicabile ogni qual volta l’operazione soggetta al reverse charge sia stata effettuata in maniera non corretta.

Ma cosa accade nel caso in cui si sia assoggettata a reverse una operazione che non ne aveva le caratteristiche oppure non si è provveduto ad effettuare l’inversione contabile su una operazione che ne aveva i requisiti? La Circolare n.12/E/08, come detto, ha limitato l’applicazione del disposto dell’art.6, co.9-bis D.Lgs. n.471/97 solamente alle operazioni che rientrano tra quelle soggette a reverse. Si deve ritenere che in questi casi trovi applicazione il regime sanzionatorio ordinario, sempre disciplinato dall’art.6 del decreto citato, che prevede:

Tipologia di errore Sanzione Obbligato
applicazione del reverse ad una operazione che non ne avesse i requisiti dal 100 al 200% dell’imposta e obbligo di versamento dell’imposta da parte del cedente/prestatore cedente/prestatore
Mancata applicazione dell’inversione contabile ad una operazione che ne aveva i requisiti 100% dell’imposta al cessionario/committente cessionario/committente

Si ricorda che agli errori ed omissioni di cui sopra può applicarsi l’istituto del ravvedimento operoso.

Si aggiunge, infine, una riflessione in ordine al problema della detrazione dell’iva effettuata in mancanza di registrazione della fattura integrata. Con apposita sentenza la corte di Giustizia Europea, chiamata dalla Corte di Cassazione ad esprimersi in merito, ha stabilito che l’esercizio della detrazione non può essere negato nel caso in cui alla mancata registrazione della fattura integrata non sia seguito un danno erariale.

Lo Studio rimane a disposizione per ogni chiarimento e approfondimento

In scadenza il 9/3/2015 la nuova Certificazione Unica telematica (modello CU)

feb 18, 2015   //   by admin   //   Blog, News  //  No Comments

Dal 2015 la Certificazione Unica ha preso il posto del vecchio CUD e deve obbligatoriamente essere inviata telematicamente all’Agenzia delle Entrate entro il prossimo 9 marzo 2015, al fine di permettere alla stessa Amministrazione finanziaria di reperire parte dei dati necessari per la compilazione dei modelli 730/2015 relativi ai redditi 2014.

In vista della dichiarazione precompilata, sono state modificate le regole per la certificazione delle ritenute operate dai soggetti che rivestono la qualifica di sostituti d’imposta. Il D.Lgs. n.175/14 prevede infatti che:

  • i sostituti di imposta rilasciano un’apposita Certificazione Unica anche ai fini dei contributi dovuti all’Istituto nazionale per la previdenza sociale (Inps), attestante l’ammontare complessivo delle dette somme e valori, l’ammontare delle ritenute operate, delle detrazioni di imposta effettuate e dei contributi previdenziali e assistenziali;
  • le certificazioni, sono consegnate agli interessati entro il 28 febbraio dell’anno successivo a quello in cui le somme e i valori sono stati corrisposti (quindi entro il prossimo 28 febbraio vanno rilasciate quelle relative al 2014), ovvero entro dodici giorni dalla richiesta degli stessi in caso di interruzione del rapporto di lavoro;
  • le certificazioni sono trasmesse in via telematica all’Agenzia delle Entrate entro il 7 marzo (quest’anno il 9 marzo visto che il 7 cade di sabato) dell’anno successivo a quello in cui le somme e i valori sono stati corrisposti. Per ogni certificazione omessa, tardiva o errata si applica la sanzione di 100 euro, senza possibilità di applicare il cumulo. Nei casi di errata trasmissione della certificazione, la sanzione non si applica se la trasmissione della corretta certificazione è effettuata entro i 5 giorni successivi alla scadenza indicata nel primo periodo.

La novità è rappresentata:

  • dall’obbligo di trasmissione telematica di tali documenti all’Agenzia delle Entrate entro il 7 marzo;
  • dall’esistenza di una specifica sanzione di 100 euro per ciascuna certificazione non trasmessa o trasmessa con dati inesatti (salvo rimediare con un nuovo invio entro i 5 giorni dalla scadenza), peraltro non riducibile con il meccanismo del cumulo né sanabile mediante applicazione del ravvedimento operoso per ritardata presentazione.

La certificazione dovrà essere compilata utilizzando il nuovo tracciato della Certificazione Unica, che incorpora il vecchio CUD e le certificazioni degli altri redditi corrisposti (in precedenza rilasciate in forma libera), quali ad esempio i professionisti, gli agenti e rappresentanti, gli sportivi, etc..: le istruzioni precisano che anche tali ritenute devono essere incluse nella Certificazione Unica.

Il flusso da inviare si compone di tre parti (di cui una obbligatoria e le altre due eventuali):

  • frontespizio (tipo di comunicazione, dati del sostituto, dati del firmatario, firma e all’impegno alla presentazione telematica;
  • quadro CT: informazioni riguardanti la ricezione in via telematica dei dati relativi ai modelli 730-4 resi disponibili dall’Agenzia delle Entrate;
  • Certificazione Unica vera e propria: dati fiscali e previdenziali relativi alle certificazioni lavoro dipendente, assimilati, assistenza fiscale e certificazioni lavoro autonomo, provvigioni e redditi diversi.

Ai fini organizzativi, per raccordare l’operatività degli studi dei commercialisti e dei consulenti del lavoro, al pari di quanto avviene per l’invio del modello 770, è data facoltà ai sostituti di suddividere il flusso telematico inviando separatamente, ad esempio:

  • frontespizio, quadro CT e certificazioni dati lavoro dipendente e assimilati;
  • frontespizio e certificazioni dati lavoro autonomo, provvigioni e redditi diversi.

Il modello utilizzabile così come le relative istruzioni di compilazione possono essere scaricate dal sito dell’Agenzia delle Entrate al seguente link.

Enasarco: aliquote e massimali 2015

feb 7, 2015   //   by admin   //   Blog, News  //  No Comments

Con decorrenza dall’01/01/2015 entra in vigore l’incremento, previsto dal Regolamento Enasarco, del tasso di contribuzione previdenziale (sempre da dividere in parti uguali fra agente e mandante) che diventa pari al 14,65% (rispetto al 14,20% del 2014).

Gli ammontari del contributo annuo minimo che nel 2014 risultavano pari a:

  • € 834,00= per gli agenti in esclusiva,
  • € 417,00= per gli agenti non in esclusiva

(ovviamente per ciascun mandato in essere), vengono annualmente rivalutati in base all’indice ISTAT dei prezzi al consumo per le famiglie di operai  e impiegati. Ad oggi, non sono ancora noti gli importi validi per il 2015, che, comunque, saranno utilizzabili a decorrere dal primo versamento trimestrale dei contributi dovuti per l’anno 2015, che scade il prossimo 20 maggio.

Anche per quanto riguarda gli agenti operanti in forma di società di capitali è previsto un aumento del tasso di contribuzione assistenziale, che passa dal 3,2% al 3,6% (per le provvigioni fino a 13 milioni di euro), di cui il 2,8% a carico del preponente, e il restante 0,8% a carico dell’agente. Non sono previsti in questo caso minimali o massimali, ma l’aliquota contributiva si abbassa progressivamente, fino a raggiungere lo 0,4% per le provvigioni oltre 26 milioni di euro.

La predetta nuova aliquota Enasarco troverà applicazione con riferimento alle provvigioni ed alle somme a qualsiasi titolo maturate a far tempo dall’01/01/2015, mentre eventuali saldi, conguagli, rimborsi spese o premi da fatturare nel 2015 relativamente ad anni precedenti seguiranno le vecchie regole di calcolo dell’onere contributivo (14,20% con trattenuta previdenziale in fattura pari al 7,10%).

Fermo restando che nulla è cambiato per quanto concerne la ritenuta fiscale sulle provvigioni (a chiunque corrisposte), ancora pari al 23% sul 50% (o sul 20%) del loro ammontare, le fatture relative a somme di qualsiasi natura maturate a partire dall’01/01/2015 a fronte di un mandato di agenzia dovranno esporre la ritenuta Enasarco nella nuova misura del 7,325%, sempre nel limite del massimale provvigionale annuo che risulta modificato per l’anno 2015 rispetto agli ammontari precedentemente comunicati e che risulta pari ad:

  • € 37.500,00= per gli agenti in esclusiva,
  • € 25.000,00= per gli agenti non in esclusiva.

Vi ricordiamo ancora che il criterio per l’applicazione dell’aliquota è quello della competenza.

Legge di stabilità 2015: le novità per le imprese

gen 27, 2015   //   by admin   //   Blog, News  //  3 Comments

Proseguiamo l’esposizione delle novità di carattere fiscale introdotte con la Legge di Stabilità 2015, richiamando l’attenzione sulle norme di immediata applicazione (già dal 1° gennaio 2015) di interesse delle aziende.

[Qui invece potete trovare le novità relative a IVA e ravvedimento operoso, qui le novità di interesse per i privati]

In questa sede ci occuperemo di:

  1. Compensazione crediti con cartelle esattoriali (art.37 D.L. n.66/14);
  2. Deduzione Irap del costo del lavoro;
  3. Rivalutazione quote e terreni;
  4. TFR in busta paga;
  5. Tassazione fondi pensione e rivalutazione TFR;
  6. Esonero contributi previdenziali per nuove assunzioni;
  7. Deduzioni per erogazioni liberali alle ONLUS;
  8. Rendita catastale immobili produttivi;
  9. Entrata in vigore

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Legge di stabilità 2015: novità per le persone fisiche

gen 26, 2015   //   by admin   //   Blog, News  //  2 Comments

Proseguiamo l’esposizione delle novità di carattere fiscale introdotte con la Legge di Stabilità 2015, richiamando l’attenzione sulle norme di immediata applicazione (già dal 1° gennaio 2015) di interesse delle persone fisiche , c.d. “privati”.

[Qui invece potete trovare le novità relative a IVA e ravvedimento operoso]

In questa sede ci occuperemo di:

  1. Proroga bonus interventi su edifici;
  2. Utilizzo delle informazioni relative ai rapporti finanziari;
  3. Tassazione dei capitali da assicurazioni sulla vita;
  4. Conferma livello massimo TASI;
  5. Bollo per auto e moto storiche;
  6. Deduzioni per erogazioni liberali alle ONLUS;
  7. Entrata in vigore

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